Trovato in fondo al mare di Caprera il gigante della Luftwaffe

L’esamotore Messerschmitt, partito da Venafiorita, fu abbattuto a Caprera da caccia della Raf nel luglio 1943. Una scoperta raccontata ora da un documentario di History Channel in onda il 31 agosto alle 22

LA MADDALENA. Dal mare dell’arcipelago della Maddena riemerge uno dei colossi dell’aria da trasporto della Luftwaffe, l’aeronautica militare tedesca, abbattuto durante la seconda guerra mondiale. Si tratta di un esamotore Messerschmitt 323 «Gigant», apertura alare di 55 metri, 10 metri di altezza e 30 di lunghezza, sei motori stellari, peso a pieno carico di 45 tonnellate: poteva caricare carri armati e molti militari. Il relitto dell’aereo tedesco è stato avvistato e fotografato a 64 metri di profondità, a est di Caprera. I resti sono stati segnalati alle autorità marittime perché non vengano distrutti o dispersi dagli strascichi dei pescherecci o saccheggiati da sub senza scrupoli.

Erano le 11.50 del 26 luglio 1943 quando due esamotori Messerschmitt 323 «Gigant» appartenenti alla 3/a Staffel decollano dall’aeroporto di Venafiorita alle porte di Olbia, diretti a Pistoia. Venti minuti dopo caccia inglesi intercettano i due trasporti che volano in formazione. Vengono attaccati simultaneamente. Il primo, colpito in coda, riesce ad ammarare. L’equipaggio lancia in mare una zattera di salvataggio, ma solo pochi si metteranno in salvo perché l’aereo affonda in pochi istanti. L’altro Messerschmitt tenta la fuga verso terra, ma esplode nell’impatto al suolo a Mongiardino sull’isola della Maddalena. Si salvano solo 10 membri dell’equipaggio, mentre gli altri muoiono carbonizzati.

Il Messerschmitt “Gigant” fu prodotto in varie versioni in 200 esemplari, tutti distrutti durante la guerra. Quello trovato al largo di Caprera è l’unico relitto sino a ora scoperto.

Il ritrovamento del Messerschmitt è frutto del lavoro investigativo di Cristina Freghieri, milanese, subacquea, scrittrice e appassiona di storia militare. Dopo un anno di ricerche tra gli archivi storici e grazie ad alcuni testimoni alla Maddalena, avviene l’inaspettato ritrovamento dell’aereo inabissatosi 69 anni orsono nelle acque cristalline dell’Arcipelago.

La prima traccia dell’aereo abbattuto viene dal piano di volo (trovato negli archivi militari) del caccia Beaufigther della Raf che colpì l’aereo. Il lavoro permette di ricostruire una delle tante battaglie aeree nei cieli dell’isola a ridosso della caduta del fascismo in Italia.

Alla Maddalena Cristina Freghieri contatta un pescatore, Mario Vitello, che la guida sul punto dove supponeva fosse affondato il velivolo dopo il ritrovamento nelle sue reti di frammenti di aereo. Il 27 maggio sono iniziate le immersioni. Il pomeriggio del 28, racconta Stefano D’Urso, napoletano residente alla Maddalena dall’89, autore delle foto del relitto che pubblichiamo per concessione del ministero per i Beni e le Attività Culturali assieme agli amici dell’Associazione fotografica Percorsi d'immagine, è il giorno dello scoop per Cristina: la giornalista, assieme a un gruppo di sub, si tuffa dal Buena Onda, la barca di una scuola di immersioni maddalenina. E all’improvviso, nel blu del mare, appare un pezzo di lamiera, poi un traliccio metallico fino a quando l’aereo non è comparso in tutta la sua mole. Giace su un fondale di sabbia chiara e poggia in parte su alcune rocce. Le sovrastrutture e i sei motori a 14 cilindri sono coperti di gorgonie e altre concrezioni colorate. Parte delle ali, della fusoliera, dei poderosi carrelli a 10 ruote sono perfettamente conservate dalla sabbia.

Il mistero del Messerschmitt è svelato. Restano la commozione per i militari morti e il rispetto per il relitto che da 69 anni è la loro tomba.

Una scoperta che sarà raccontata da un documentario di History Channel in onda il 31 agosto alle 22

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