La Maddalena, parco giochi con terreno avvelenato

Il Comune lo chiude dopo la segnalazione della Procura. Materiale proveniente dagli scavi per il G8?

LAMADDALENA. All’inaugurazione del parco giochi di Padule, quartiere periferico a nord della Maddalena, erano accorsi in tanti, nel maggio del 2010, alla vigilia delle elezioni comunali. Duecento bambini accompagnati dai genitori, il sindaco con la fascia tricolore per tagliare il nastro, palloncini, aranciate e cotillon. Ieri pomeriggio l’area è stata messa sotto sequestro – con un’ordinanza urgente firmata dal sindaco maddalenino Angelo Comiti –, perché la massicciata sulla quale sono state installate altalene, cavallucci e percorsi vari dove i bimbi vanno a divertirsi è intrisa di idrocarburi e metalli pesanti, quanto di più inquinante e tossico possa trovarsi sul mercato dello smaltimento illegale.

A scoperchiare l’ennesimo sito ambientale compromesso è stata la procura della Repubblica di Tempio, che da diverso tempo ha avviato un’indagine, diretta dal procuratore Riccardo Rossi, su una zona lontana otto chilometri dall’area dell’ex arsenale e che avrebbe dovuto essere libera da agenti inquinanti. In via riservata (dopo un dettagliato esposto) Rossi aveva spedito i suoi ufficiali di polizia giudiziaria e i tecnici del Noe per effettuare carotaggi sotto altalene e giostrine.

Il risultato è stato sconvolgente: il fondo di quell’area ritenuta salubre e frequentata giornalmente da bimbi e mamme contiene agenti inquinanti pericolosi per la salute pubblica, da qui la segnalazione, giunta ieri sul tavolo del sindaco (e contemporaneamente negli uffici dell’Arpa Sardegna, l’agenzia di tutela ambientale, e dei carabinieri del Noe) di un “avviso ai naviganti” spedito direttamente dalla procura della Repubblica gallurese.

«Ho disposto l’immediato sequestro dell’area – ha spiegato ieri pomeriggio Angelo Comiti – per tutelare la salute e l’incolumità pubblica, in particolare dei bimbi. Resto in attesa delle ulteriori attività che la procura della Repubblica disporrà, mettendo a disposizione dell’autorità giudiziaria quanto da essa ritenuto necessario, e sin d’ora annuncio che, in caso di responsabilità di terzi nel presunto inquinamento ambientale dell’area, l’amministrazione si costituirà parte civile».

La zona in cui i segugi della Procura hanno scovato, sepolti sotto uno strato di calcestruzzo e di pavimentazione, gli idrocarburi e i metalli pesanti è una porzione di standard comunali, residuo di un insediamento residenziale destinata, nel 2008 (grazie ai fondi della legge 448/2001 per lo sviluppo delle isole minori) a diventare un parco giochi con annessi campi di tennis e calcetto. Un appalto che – durante la riqualificazione da sito industriale a polo turistico dell’ex arsenale della marina militare, avviata con le opere per il mancato G8 –, venne affidato, con delibera numero 83 del maggio 2008, all’impresa cagliaritana “Pavan costruzioni generali srl”, che propose un ribasso di circa 300mila euro rispetto al bando di gara, che prevedeva un costo per il completamento delle opere di un milione e 170 mila euro. Il parco giochi venne ultimato nel gennaio del 2010 e inaugurato, sotto una pioggia di polemiche sganciate dall’opposizione e da diversi consiglieri comunali, nel maggio successivo, alla vigilia delle elezioni per il municipio. La “Pavan costruzioni generali srl” faceva parte del pool di imprese cagliaritane che presero parte, nel 2008, ai lavori del G8 per il terzo lotto, ovvero la ristrutturazione della vecchia infermeria militare. Una commessa da 61 milioni di euro affidata alla fiorentina “Giafi”, finita nel mirino della Procura di Perugia. Le imprese sarde intrapresero un contenzioso civile contro la cricca della Ferratella di Guido Bertolaso & Co., e la stessa Giafi, per avere il saldo del pattuito. Il sospetto, neppure tanto nascosto, degli investigatori è che parte del materiale inquinante ricavato nelle “bonifiche terrestri” dell’area dell’ex arsenale possa essere finito sepolto anche sotto quel parco giochi, destinato ad essere calpestato da frotte di bambini. All’elenco in possesso della procura della Repubblica sulle quantità di materiale pericoloso e altamente inquinante «movimentato e smaltito» dai camion – coperti dall’ampio e connivente telone del segreto di Stato imposto dalla “Struttura di missione” della protezione civile by Bertolaso a tutti

i lavori per il mancato G8 – mancano infatti diverse migliaia di tonnellate di merci ad altissimo tasso di inquinamento. L’inchiesta della Procura di Tempio è soltanto avviata, ma si preannuncia dirompente, come una bomba ecologica ad effetto ritardato.

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