Ragazzo down si diploma allo scientifico

Ieri la prova orale di Edo Capuano, il primo della storia dell’istituto. Bravissimo in storia e filosofia, non ama la matematica

OLBIA. Come tutti, ci sono le materie in cui va forte e in quelle in cui fa più fatica. Per esempio, lui è bravo in italiano, storia e filosofia: 10 in pagella. Matematica e fisica non sono di suo gradimento, ma ha comunque portato a casa la sufficienza piena. Sembrerà strano, ma frequenta il liceo scientifico, scuola in cui i calcoli sono la pratica quotidiana. «L’ha convinto a iscriversi qui il vecchio preside, Fabiani, uomo di un’umanità fortissima» dice Gigi Antolini, l’attuale capo dell’istituto.

Ieri mattina gli è toccato in sorte di essere il primo della sua di classe, la 5ª C, a sostenere l’esame orale della maturità. Alle 8,30, puntualissima, in una stanza essenziale, senza niente alle pareti, è cominciata l’interrogazione. Edoardo Capuano, Edo per tutti, si è presentato in jeans, maglietta e scarpe da tennis. Era la sua prima dura prova della vita: quella che gli rimarrà dentro per sempre e che, qualche notte, tornerà a fargli visita. “Oddio, la matematica no...”.

Edo è un ragazzo come tanti. Con le stesse speranze di un diciottenne, con le stesse paure. «Non sono emozionato» dirà a prova terminata, quando tutti - il padre, la madre, i due fratelli (uno, Riccardo, è un giocatore dell’Olbia), gli amici e gli insegnanti - gli batteranno le mani. «Grazie, grazie, grazie» dirà.

È anche un po’ speciale, Edo, per la verità. Fa anche l’attore: nel corto della scuola ha recitato nella parte di Garibaldi. E ora spiega ai prof perché quel signore che chiamano l’Eroe dei due mondi gli piace molto ma che il prossimo anno, anche se sarà promosso e lascerà lo scientifico, vuole restare nel cast. «Voglio avere un ruolo nell’Itaca», e magari quello di Ulisse che lascia la sua isola per affrontare la sua Odissea in cui, secondo uno storico sardo, avrebbe fatto tappa anche a Olbia.

«La mitologia è il suo forte» dice Alessandra Benelli, la prof che lo accompagna da sempre. Oggi non è il caso, ma volendo Edo potrebbe anche dare lezioni ai compagni. Durante l’anno scolastico, per esempio, è saltato fuori che tutti erano convinti che la Beatrice della Divina commedia fosse la moglie di Dante. Tutti, tranne lui: che si è messo a spiegare chi fosse quella donna e che ruolo avesse. Anche per questo i compagni lo chiamano Wikipedia: perché sa un po’ tutto e perché su internet ci sa fare alla grande. Digitalmente alfabetizzato, una condizione che, qualunque cosa decida di fare il prossimo anno, lo farà a stare al passo con i tempi.

“Bene, bene”, fanno gli insegnanti. Prima che quello di fisica chieda di interrogarlo un po’. Edo non si scompone. «Prof, me lo aspettavo». E comincia a parlare dell’elettricità: è un flusso di corrente, serve a questo, fa fare alcune cose e via elencando.

Ora è però davvero finita, come tutti gli altri Edo va via dalla scuola. Lì dove era entrato da diverso. Perché Edo - questa è la storia - è un ragazzo down. Il primo a diplomarsi allo scientifico. Così ha voluto la famiglia, la madre in particolare, perché «tutto si può fare, perché voglio che anche le altri madri dei down capiscano che non ci sono e non devono esserci limiti

per i loro figli».

E perché lo scientifico ci ha creduto non per un atto di bontà - come spiega Antolini - ma per uno di eguaglianza. Bravi tutti. Bravo sopratutto tu, Edo, piccolo Obama che hai detto a tutti: yes, we can. Sì, possiamo.

@guidopiga

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