Scalo di Porto Pozzo progetto stile Dubai tra sogni e titubanze

In programma anche hotel, ville, negozi e campo da golf Perplessità su problemi ambientali e ricadute economiche

SANTA TERESA. Davanti alla comunità di Porto Pozzo scorrono le immagini dello scalo turistico del domani. 800 posti barca ordinati in circolo su una piattaforma di legno galleggiante, miniatura del porto di Dubai. Per i cittadini quasi un sogno che prende forma. Ma l'entusiasmo non cancella le perplessità. Fra queste l'aumento dei reflui fognari legati alla nascita del campo da golf a San Pasquale e del maxi complesso alberghiero-residenziale con vista sul fiordo di Porto Pozzo. La mancanza di un parcheggio nella zona della marina in grado di ospitare un numero di utenti in matematica crescita. Una viabilità inadeguata al potenziale aumento dei flussi con la strada statale che taglia in due il borgo.

Con calma il sindaco Stefano Pisciottu e i tecnici comunali provano a rispondere alle tante domande. Il primo passo è illustrare in sintesi i pilastri dell'accordo di programma che il Comune intende firmare con i privati, il nuovo consorzio Marina di Porto Pozzo. Al suo interno diversi imprenditori fra cui anche la Geraldi Costruzioni, l'impresa che ha realizzato lo Juventus stadium.

Nell'intesa pubblico-privata, che solo se condivisa dalla comunità a larga maggioranza, verrà presentata in Regione e seguirà il severo iter per ottenere la Valutazione strategica ambientale, ci sono diversi interventi: il porto turistico, 25 mila metri cubi di strutture di supporto, un albergo, un'area commerciale e una residenziale per un tetto di metri cubi che oscilla fra 39 e 49 mila metri cubi, l'abbattimento della scuola materna, (da ricostruire a spese del privato in un'area standard) per fare spazio a una scalinata fiorita che ricucia la frattura fra borgo e porto, un campo da golf con annessa club house a San Pasquale. «Dove finiranno gli scarichi fognari del campo a 18 buche, tutti nella rete di Santa Teresa o anche in quella di Tempio in cui ricade una buona fetta dell'intervento» chiede Tomaso Mannoni, proprietario dell’hotel Canne al Vento. Perplessità condivisa anche da Angela Morando.

«Il compito dell'amministrazione è vigilare affinchè le previsioni urbanistiche del Puc siano parametrate sulla reale capacità di smaltimento del nostro impianto di depurazione – dichiara Pisciottu –. É anche vero che nel caso in cui venissero superate potremo chiedere un intervento di potenziamento ad Abbanoa».

Gabriella Bossolo, ambientalista, non è certa che i nuovi metri cubi residenziali e i nuovi posti barca siano un investimento di successo. «I dati dell'Osservatorio della nautica danno numeri col segno negativo per la portualità a livello nazionale, 60 per cento in meno di immatricolazioni, 39 per cento in meno della spesa che i diportisti lasciano sul territorio – fa notare –. Sarebbe opportuno capire se esiste uno studio sulla reale opportunità economica di un intervento di questo tipo che, come ha detto più volte anche il sindaco, ci costa molto in termini di sacrificio ambientale». Pisciottu rassicura. «Questo accordo sarà strutturato nei minimi particolari, avvalendosi anche di studi tecnici e pareri che confortino ciò che stiamo andando a sottoscrivere. L'intervento sarà sottoposto a Vas e dovrà comprendere un business plan e le ricadute economiche e sociali per il territorio. Questo è un progetto con una finalità principale, l'interesse pubblico».

Promuove l'idea del porto ma chiede certezza sui tempi di realizzazione il consigliere di opposizione Lina Crobu. «Si parla di porto da decenni e questa è la prima volta in cui vediamo un progetto – dichiara –. Io sono favorevole a questo intervento di sviluppo. Chiedo però che ci sia certezza sui tempi di realizzazione, e che le opere dei privati

non vengano realizzate prima del porto pubblico». Su questo punto esiste già un accordo di massima del Comune con i privati. Le strutture alberghiere e residenziali, cosi come il campo da golf, procederanno per stati di avanzamento paralleli ai lavori del porto.

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