Dalla vita disordinata al seminario

I giovani con un futuro da prete si raccontano: «Da bambino volevo fare o il bandito o il sacerdote, ho fatto la scelta giusta»

TEMPIO. Appena si entra nella struttura che ospita il seminario vescovile minore della diocesi di Tempio Ampurias si attraversa un lungo e silenzioso corridoio. Ma bastano due rampe di scale per entrare in una vera e propria casa, dove si respira l'aria di una famiglia unita e felice.

Lì vivono i cinque seminaristi più il rettore, don Paolo Pala. Le loro giornate, come quelle dei loro coetanei, sono scandite da ore di studio, preghiera, svago e hobby che ognuno di essi coltiva e porta avanti. Sono ragazzi di diverse età e provenienza: Davide Pidinchedda, 25 anni di Olbia; Salvatore Flore, 16 anni, anche lui olbiese; come il diciasettenne Alessandro Suelzu; il tempiese Alessandro Guerzi che di anni ne ha 23. La new entry è il quarantatrenne ingegnere elettronico di Torino, Marco Bilewski. Diverse scelte di vita li hanno portati ad affrontare l'esperienza del seminario minore. Tutti però hanno in mente il sacerdozio.

«Dopo una vita un po’disordinata - racconta Pidinchedda - e un passaggio in una comunità, la Porziuncola di don Mirko Barone, e dopo diverse esperienze vocazionali, ho sentito la chiamata del Signore. In lui, ora, rimetto la mia vita». Anche Alfredo Guerzi si sente pronto per un passo importante: «Non mi sono mai allontanato troppo dalla fede. L'idea di avvicinarmi al seminario è arrivata quando ho sentito di essere pronto per questa vita. Di essere chiamato a servire il Signore». Mentre Salvatore Flore, il più piccolo del gruppo, dice: «Non ero molto praticante. Una volta, però, andai a messa con mia mamma. Piano piano mi sono avvicinato al gruppo giovanile, tramite il vice parroco del mio paese. Poi, è maturata la consapevolezza della possibilità di intraprendere questa via. Se il Signore ha scelto così per me, vuol dire che è quella giusta».

Mentre raccontano le loro esperienze e il loro percorso, i seminaristi siedono tutti assieme in un salottino. Sembra di vedere una famiglia felice. E così è. «Il seminario minore ha smesso di essere una sorta di collegio - dice il rettore - è diventato una comunità vocazionale che ospita ragazzi e giovani che decidono di affrontare delle scelte importanti per la loro vita. Un momento di riflessione che li può portare al sacerdozio o altrove, capendo quale strada devono seguire nella loro vita». Una sorta di palestra per l'anima, non una comunità di "quasi preti". In un periodo di crisi vocazionali e non solo ma, anche, di crisi dell’anima, il seminario minore potrebbe offrire un posto di riflessione guidata. Gli attuali seminaristi sembrano non avere dubbi, tutti vorrebbero indossare l'abito talare. E mentre si raccontano le aspirazioni che si avevano da bambini si ride e si scherza. Salvatore Flore aveva tre obiettivi: «Uno era quello di essere un bandito. L'altro carabiniere. E l'altro ancora quello di diventare prete. Da bambino mi affascinava il fatto di potermi nascondere e fuggire (bandito), catturare i banditi (carabiniere). Ma la mia strada, penso, che possa essere quella del sacerdozio».

Davide Pidinchedda »Non ricordo più a cosa pensassi da bambino. La mia certezza è che voglio diventare sacerdote. Voglio salvare tanti giovani, con l'aiuto di Dio. Mi rimetto pienamente a lui». Anche gli altri la pensano come lui.

Don Paolo Pala è fiero dei suoi ragazzi, un giovane tra i giovani: ha, infatti, 38 anni. Li aiuta nella crescita spirituale. Li sta portando avanti nel loro

cammino che gli permetterà di capire le motivazioni delle loro scelte e quindi di discernere un'eventuale vocazione al sacerdozio. Il seminario minore, dunque, non è solo per preti. Un locus amoenus per riflettere e cercare se stessi e come seguire il Signore.

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