«Urlavo, poi l’auto è sparita nel fango»

Il racconto di una donna che ha visto morire Patrizia Corona e la figlia di 2 anni mentre il marito era paralizzato dallo choc

OLBIA. Dritti verso la morte. I residenti delle vie Gran Bretagna hanno assistito terrorizzati alla drammatica fine di una mamma, Patrizia Corona, 42enne, calangianese da anni in città, e della sua figlioletta di 2 anni, Morgana Giagoni, annegate dentro l’auto finita nel canale che costeggia via Belgio, ingrossatosi con una corrente impetuosa sino ad occupare l’intera strada, con l’acqua alta un paio di metri. Hanno provato a fermarli, hanno urlato disperatamente, ma il marito di Patrizia, Enzo Giagoni, anch’egli originario di Calangianus, non ha sentito niente, come ipnotizzato dalla tempesta che stava flagellando la città.

L’auto, una Citroen C1, è stata ripescata ieri dalle acque ormai ritiratesi del canale di via Belgio. I testimoni hanno ancora negli occhi l’immagine di quella piccola auto nera che si è immersa nella corrente portandosi via le vite di una bambina e di una donna piena di voglia di vivere, grafica nell’azienda Promo Ricamo che produce abbigliamento professionale con sede in via Madagascar. Il marito Enzo è invece agente della polizia di frontiera in servizio all’aeroporto “Costa Smeralda”, proveniente dalla stradale. Di Patrizia Corona e della sua famiglia, gente in gamba e laboriosa, si ricordano tutti a Calangianus, dove aveva fatto la commessa: si era risposata e trasferita a Olbia dopo il matrimonio con Enzo, da cui era nata Morgana. Giagoni era invece figlio di calangianesi trasferitisi a Roma: era tornato in Gallura come poliziotto e qui stava costruendo il suo futuro.

I coniugi Giagoni erano andati a prendere la figlioletta all'asilo di via Cesti (distrutto dall'acqua) e si dirigevano verso casa. Hanno percorso via Vittorio Veneto, quindi sono arrivati in via Gran Bretagna, una strada che punta perpendicolarmente verso il canale. Enzo, alla guida della piccola utilitaria, non si è evidentemente reso conto dell’apocalisse che stava colpendo quella zona a ridosso del corso d’acqua. E della potenza del flusso. Gli abitanti della zona hanno gridato, si sono sbracciati, ma Enzo non ha sentito: si è immesso nell’incrocio e in un istante il mezzo è diventato preda della corrente. Racconta Nena Frisciata, la cui casa devastata dall’alluvione come altre migliaia è all’angolo tra le due vie: «Non c'è stato niente da fare, si sono praticamente immersi nel lago che si era formato, quando lui si è reso conto ha aperto la portiera, è riuscito a uscire ma in quel momento l’auto è stata letteralmente portata via con la moglie e la figlioletta, senza che lui potesse fare assolutamente nulla. E si è inabissata».

Lui è rimasto lì, immerso nell’acqua che rischiava di trascinarlo, via come uno zombie, urlava i nomi di Patrizia e Morgana. Un film dell’orrore. «Abbiamo cercato di portarlo via da lì, ma era incontenibile, urlava. Poi è sparito, è riapparso come un'anima in pena, si è riavvicinato all’acqua, rischiava di fare la stessa fine» raccontano i testimoni della tragedia. Sono arrivati i sommozzatori ma inutilmente.

Nel frattempo il marito della signora Frisciata ha tirato fuori dal cortile una barca e l’ha utilizzata per salvare due anziani che erano intrappolati nella loro casa, in una situazione irreale: «nel buio più totale (mancava l’energia elettrica) – racconta la signora Nena –, si vedevano le luci delle torce e degli smartphone, si sentivano il frastuono dell’acqua e i suoni dei fischietti. Sì, fischietti, la gente li usava per segnalare la propria presenza a eventuali soccorritori, come dire: siamo qui, venite a prenderci. Noi siamo usciti dalla finestra. L'interno della casa è stato spazzato via, ma le cose materiali si rimettono a posto. Sono le persone che non tornano». Ricorda che capitò qualcosa di vagamente simile nel '79 «ma ci furono due dita d'acqua. E secondo me sono anche pochi i morti a Olbia, vista la portata

del disastro». La donna fa notare l'incredibile stranezza di un canale senza protezioni, dove chiunque può cadere inavvertitamente. Una delle tante anomalie di una città che ha costruito anche sui fiumi, nata per sfidare le leggi della fisica e del buon senso.

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