Tragedia di Aggius, rinviato a giudizio il tecnico della caldaia

Il dramma dei fidanzati uccisi dal monossido di carbonio L’impiantista Pietro Carta sarà processato a novembre

TEMPIO. Un patteggiamento e tre archiviazioni avevano chiuso momentaneamente, un anno fa, l’aspetto giudiziario della tragedia di Aggius. Dove, nel febbraio del 2012, morirono accidentalmente, uccisi dal monossido di carbonio, i fidanzati Gustavo Vasa e Francesca Sanna.

Ieri, durante l’udienza preliminare, la decisione di un nuovo rinvio a giudizio: quello di Pietro Carta, l’impiantista che aveva effettuato la manutenzione della caldaia tre mesi prima del dramma. Carta (difeso dagli avvocati Domenico Putzolu e Pietro Diaz) verrà processato davanti al giudice monocratico di Tempio il prossimo novembre.

Per quella duplice morte, avvenuta la notte del 18 febbraio del 2012 in una palazzina di Aggius trasformata in camera a gas a causa di infiltrazioni di monossido di carbonio dalla centrale termica, il pubblico ministero aveva chiesto e ottenuto il patteggiamento a un anno di reclusione per l’anziano nonno di Francesca, Giovanni Sanna, proprietario dell’abitazione e “conduttore” dell’impianto di riscaldamento incriminato. Archiviata la posizione di Ottavio Magri, il commerciante che aveva venduto la caldaia alla famiglia Sanna oltre vent’anni fa. Analoga richiesta (con uno stralcio sul procedimento principale) era arrivata per il padre di una della vittime, Nino Sanna e per Pietro Carta.

Quest’ultimo, dopo una lunga

discussione sulla sua posizione, è stato rinviato a giudizio ieri.

L’inchiesta portata avanti dalla procura della Repubblica di Tempio aveva visto impegnati gli specialisti del vigili del fuoco nella verifica tecnica che aveva accertato le cause della morte dei due giovani fidanzati.

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