Rapina alla Groupama, condannato a sette anni

Nel 2013 l’assalto alla sede della compagnia di assicurazioni in via Regina Elena Gabriele Altana era stato arrestato lo scorso febbraio dai carabinieri a Buddusò

OLBIA. Nell’ottobre del 2013 mise a segno, con un complice rimasto sconosciuto, una rapina a mano armata ai danni di una agenzia di assicurazioni di Olbia. Ieri Gabriele Altana, 25 anni Buddusò, è stato condannato dai giudici di Tempio a sette anni di reclusione per quella irruzione banditesca. A sollecitare la pesante condanna è stato, ieri, il pubblico ministero Angelo Beccu, mente il difensore dell’uomo, Marco Palmieri, ha sollecitato l’assoluzione del suo assistito. Il colpo alla Groupama di via Regina Elena, nel centro storico di Olbia, venne messo a segno in pieno giorno da due uomini armati di pistola e col volto coperto da cappellino e sciarpa. La coppia di rapinatori era entrata negli uffici dove ha sede l'agenzia assicurativa Groupama di Mario Mancini. In quel momento nell'ufficio era presente una sola dipendente, contro la quale i due malviventi puntarono le armi intimandole di aprire le cassette di sicurezza che contenevano poco più di 300 euro. Una volta afferrato il danaro i due si dileguarono nelle vie adiacenti e quindi fuggirono da Olbia a bordo di un'auto di grossa cilindrata, alla cui guida c’èra un terzo uomo.

L'auto venne individuata mentre si dirigeva verso la zona di Padru, ma se ne persero le tracce. Dopo alcuni mesi di indagini i carabinieri del nucleo investigativo di Olbia individuarono, attraverso una serie di controlli incrociati, uno dei presunti rapinatori, indicando alla magistratura di Tempio il giovane buddusoino. L’uomo venne arrestato nel febbraio di quest’anno ed ha atteso agli arresti che il processo a suo carico venisse celebrato con rito ordinario davanti al collegio di Tempio, presieduto da Gemma Cucca, a latere Perinu e Massera, pubblico ministero Beccu.

Gli accertamenti per identificare gli altri due componenti il commando di rapinatori proseguono da parte dai militari di Olbia, che avrebbero fondati sospetti su due giovani dell’entroterra nuorese sui quali, da mesi, tengono il fiato sul collo, in attesa di un loro errore. (g.p.c.)

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