Tagli ai Comuni, manca la solidarietà

Santa Teresa, l’assessore Diego Mannoni spiega come un centro costiero fa i conti con la riforma degli enti locali

SANTA TERESA DI GALLURA. L’Imu è passata da 7.5 a 9 per mille. Un bilancio corrente di 12 milioni l’anno scorso. I servizi essenziali assicurati dall’amministrazione ai cittadini non sono diminuiti. Ma contemporaneamente c’è stato un aumento delle competenze degli uffici di ragioneria nei Comuni: questa è la prima ripercussione che gli amministratori locali e la macchina gestionale dei municipi avverte dalla riforma degli enti locali, come si è detto in un recente convegno promosso dall’associazione nazionale ragionieri degli enti locali (Ardel). «Il punto è che questi carichi di competenze e di lavoro non sono rivolti alle esigenze dei Comuni. All’80 per cento sono al servizio dello Stato», obietta l’assessore del Bilancio di Santa Teresa di Gallura Diego Mannoni, che per dare una lettura poltica di questo processo, sintetizza: «È stato invertito il concetto di federalismo». La sofferenza si tocca con mano anche in una piccola comunità, seppure turisticamente ricca come è Santa Teresa di Gallura. I tagli alle spese nascono dal principio che dovrebbe incrociare il risparmio e l’aiuto ai Comuni che hanno meno: «Ma in questo non c’è una vera solidarietà», obietta l’assessore Mannoni.

Trasparenza. «Esagerata», sentenzia Mannoni. Per costruire pareti di vetro sulla contabilità amministrativa, tra le tante iniziative, è stato monitorato e completato il 30 settembre il patrimonio immobiliare dei Comuni. «Giusto – osserva Mannoni – pur richiedendo un impegno eccezionale da parte degli enti locali. Ma c’è un monitoraggio certosino su tutto, dal caffè alla carta, su tutte le fatture scadute o no. Insomma non un centesimo delle spese può sfuggire. Il problema è che gli uffici sono intasati da questa grande mole di lavoro».

Risparmi. Dove e come tagli e risparmi incidono negativamente sulle casse del Comune? «C’è un’interferenza sempre maggiore da parte dello Stato che ci mette in difficoltà con i conti: questo ci ha costretto ad aumentare le aliquote. Perciò il taglio alle spese finisce in realtà per essere una presa in giro, più che un risparmio (che è vero per lo Stato) genera un aumento delle tasse (che va a discapito dei cittadini)». L’esempio su Santa Teresa di Gallura? «Il 90 per cento delle nostre entrate sono state prodotte dal gettito Imu, per il nostro Comune vuol dire 8 milioni. Il fatto è che lo Stato se ne è presi 4». Ci dovrebbe essere la compensazione con le imposte, ma la dinamica non sembra essere generosa. «No – taglia corto l’assessore –. Proprio in virtù delle coperture derivate dall’Imu, i Comuni costieri, come noi Arzachena e altri, che sono virtuosi, non hanno introdotto la Tasi (azzerata per il 2014 con provvedimento della giunta». Da qui dovrebbe scaturire il sostegno alle comunità meno ricche. «Certo, il prelievo statale avviene a sostegno di un principio solidale: alimentare con quei prelievi il Fondo di solidarietà comunale, ossia tasferire ai piccoli comuni i denari che non incassano dall’Imu, perchè le loro abitazioni sono tutte prime case esenti dall’imposta, così hanno dovuto introdurre Tasi e aumenti».

Tagli. Dunque non c’è solidarietà effettiva? «Se da quegli aumenti si potessero migliorare i servizi sarebbe tutto perfetto, ma sono interventi necessari per compensare i tagli operati dallo Stato. Sarebbe un principio giusto se lo Stato lasciasse ai piccoli Comuni i trasferimenti centrali. Ma non è così. Insomma, un lavoro sporco».

Servizi. Quel che resta è la trincea periferica. «Nella stagione estiva Santa Teresa lievita dai 5000 residenti a 30mila presenze, talvolta anche 50mila, c’è una presenza significativa di seconde case che ci assicura entrate importanti, e questo ci aiuta a dare risposte puntuali nei servizi (per esempio, assicuriamo la mensa scolastica gratuita). Copertura che abbiamo potuto avere con l’aumento delle aliquote, recuperando tre di quei quattro milioni destinati al Fondo di solidarietà».

Tassa sul lusso. La tassa sul lusso pensata dall’ex governatore Soru vi avrebbe aiutato? «Il criterio era giusto, quell’uno per mille di incremento Ici trasferito dai Comuni alla Regione veniva perlomeno redistribuito ai Comuni dell’isola, salvo il fatto che parte dell’opinione pubblica ci vedeva come una enclave leghista, chiusa a difendere privilegi derivati dalla ricchezza dei comuni costieri galluresi. Rischio che tuttavia maturava accanto a un principio federalista corretto. La verità ora è che non c’è una vera redistribuzione finale del gettito. La sostanza, alla fine, è che ci stiamo impoverendo tutti».

False residenze. Se le seconde case permettono di dare ossigeno alle casse municipali, c’è d’altra parte un fenomeno meno limpido che limita le entrate. È il caso delle false residenze: centinaia di persone che intestano a sé un’abitazione certificandola come prima casa per sfuggire all’Imu ma che in realtà vivono altrove, nella prima vera casa intestata però a un familiare o a un amico. «È un fenomeno che ci danneggia

e che stiamo combattendo con successo», dice l’assessore Diego Mannoni. Combattono anche dall’altra parte, con centinaia di ricorsi alle ingiunzioni comunali. Contenziosi che in sede di commissione tributaria il Comune finora ha vinti tutti. (gpm)

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