Vendeva su Internet champagne taroccato

A giudizio il 18 dicembre il sedicente enologo di Arzachena che falsificava le “bollicine” d’annata

ARZACHENA. Galeotta fu l’annata di una preziosa quanto rara bottiglia di Dom Perignon 1959 la cui produzione fu, per quella arida stagione vinicola, di sole 350 bottiglie. Daniele Frisciata, un ingegnoso sommelier di 52 anni arzachenese, ne aveva venduta una ad un collezionista newyorkese, tale Robert Rosania, il quale pretese dalla casa madre, la Moet&Chandon, un expertise che ne comprovasse l’autenticità.

Si venne così a scoprire che il giovanotto – che il 18 dicembre prossimo dovrà rispondere davanti al giudice monocratico Gaetano Cau di truffa aggravata e contraffazione di prodotti originali ai danni della “Moet Hennessy” – aveva contraffatto non soltanto quella bottiglia, ma centinaia di altre per un valore finale di oltre 250 mila euro, causando danni patrimoniali e di immagine per oltre 2 milioni e mezzo di euro allle case produttrici francesi, che si sono costituite parte civile nel procedimento penale avviato dalla procura della Repubblica nei confronti dell’intraprendente “enologo” di Arzachena.

L’uomo acquistava bottiglie di champagne francese alle quali applicava le etichette taroccate, per farne lievitare il prezzo di vendita. A snidare il falso produttore di vini francesi era stato un investigatore privato assoltato dalla Mhcs (la holding del lusso che racchiude i marchi Moet&Chandon, Veuve Clicot Ponsardin, Dom Perignon e Krug, i più blasonati e venduti champagne di Francia) che si stabilì per alcuni mesi ad Arzachena seguendo, passo dopo passo, ogni mossa di Daniele Frisciata,

dal momento dell’acquisto delle bottiglie di champagne alla spedizione postale ai diversi clienti internazionali che acquistavano le bottiglie “millesimate” dopo una agguerrita asta su Internet. I carabinieri trovarono nell’abitazione dell’uomo tutto l’occorrente per le falsificazioni.

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