Punto nascita, un altro no alla soppressione

Anche il Fronte Indipendentista Unidu si oppone con forza al provvedimento: «Realtà da salvare»

TEMPIO. Arriva un altro no, alla soppressione del punto nascita di Tempio. E’ quello del Fronte Indipendentista Unidu, il quale, si oppone con forza all'applicazione del provvedimento sia al Paolo Dettori che in altre zone dell’isola». Eccolo, il motivo. «Si arriverebbe alla desertificazione dei territori e all'impoverimento delle nostre comunità, la cui importanza non è sicuramente quantificabile in termini di numero di abitanti rispetto al centro o al meridione d'Italia. Ricordiamo inoltre che spostare servizi fondamentali come ospedali, centri di degenza, scuole e poste non fa che impoverire la realtà sociale e economica dei nostri centri, i quali nel corso del tempo stanno divenendo i dormitori di chi ancora riesce a spostarsi per questioni di lavoro. Il tutto danneggia irrimediabilmente quel rapporto tra popolazione e territorio che da sempre salvaguarda la nostra cultura e il nostro essere popolo».

Entra nel dettaglio, il Fronte Indipendentista Unidu. «Prendiamo il caso dell'ospedale Paolo Dettori: i 350 parti l'anno sono inferiori ai criteri italiani. Ma la differenza è che Tempio capoluogo dell'ex provincia Olbia-Tempio, rappresenta il centro dell'Alta Gallura e lo ha storicamente rappresentato per la funzione di fulcro sul quale ruota la vita delle comunità, dalle scuole alla sanità, dall'industria manifatturiera all'agroalimentare, dall'artigianato al turismo, consolidando nel corso dei decenni un alto livello di qualità della vita per un ambito esteso per quanto scarsamento popolato. L'area comprende infatti, oltre Tempio, le popolazioni di Luras, Calangianus, Aggius, Bortigiadas, Badesi, Luogosanto, Trinità d'Agultu, Aglientu. Non bisogna poi dimenticare la condizione infastrutturale nella quale versa l'Alta Gallura e il fatto che Tempio continui ad essere tra i primi 18 centri della Sardegna. Insomma, le dichiarate intenzioni di avvicinare la sanità e i servizi ai cittadini, si stanno trasformando in un inquadramento della sanità alla stregua della politica industriale più disorganica. I propositi sui servizi nelle aree meno collegate,

un'attenzione alle aree meno densamente popolate, quella ricchezza "del piccolo" e i territori a rischio spopolamento hanno lasciato spazio ad altre priorità: attrarre capitali a beneficio di un unico polo, trascurando le conseguenze sui territori limitrofi, meno popolati e meno rappresentati»

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