La città e i romeni: il sindaco ne discute con l’ambasciatrice

Visita in Comune per la diplomatica Dana Constantinescu Con Giovannelli scambio di idee schietto sull’integrazione

OLBIA. L’incontro del sindaco Gianni Giovannelli con l’ambasciatore romeno in Italia, Dana Constantinescu, accompagnata dalla connazionale Paula Mitrache, ovvero la cantante Haiducii, è stata l’occasione per fare il punto sui rapporti tra Olbia e una delle comunità straniere più presenti in città. Ed è emerso come i romeni, nonostante siano tanti, ottimi lavoratori e generalmente ben integrati (nonostante per colpa di pochi si creda il contrario), non siano altrettanto bravi dal punto di vista “politico” e della comunicazione, nel senso di farsi conoscere e apprezzare magari riunendosi in associazioni e nominando dei rappresentanti, come fanno ad esempio, i senegalesi.

«In otto anni che faccio il primo cittadino – si rammarica Giovannelli – nessun romeno è mai venuto a espormi un problema o un progetto. Questa comunità dovrebbe partecipare di più alla vita olbiese». Invece sembra che i romeni si siano chiusi in sé stessi e nei loro problemi. Un po’ per colpa di una crisi che – ricorda il sindaco – ha colpito soprattutto l’edilizia, che è il settore che li ha attirati in città, lasciando molti di essi senza lavoro. «Teniamo presente che il nostro Paese – spiega l’ambasciatrice – proviene da un passato (quello della dittatura di Ceausescu, ndc) in cui vi era un solo partito e un solo sindacato. Non c’è quindi l’abitudine a partecipare. Ma è chiaro che occorre cambiare, aprirsi». Ritiene che la presenza di un console per l’isola, almeno onorario, potrebbe dare una grossa mano in questo senso ed è già stata fatta formale richiesta al governo di Bucarest.

Giovannelli è quindi riuscito a essere... diplomatico ma assai schietto con l’ambasciatrice Constantinescu, che dal canto suo non ha nascosto le problematiche. È fuor di dubbio che la stragrande maggioranza dei romeni abbia trovato a Olbia una sua dimensione ottimale, ma il sindaco non ha potuto non rilevare anche la piaga del lavoro in nero o dell’abitudine ad accettare salari che definisce “incivili” , fattori che – dice il primo cittadino –non creano le basi per una buona convivenza in quanto rappresentano una concorrenza sleale nel mercato lavorativo. E, a proposito, la “timidezza” nel vivere la città e le sue istituzioni non consente di coinvolgerli nella ricerca di attività alternative all’edilizia in crisi svolta con l’orientamento operato da alcune associazioni.

La Constantinescu ha convenuto ampiamente sul fatto che occorre lavorare tutti insieme per risolvere questi nodi. E ha messo in evidenza le radici comuni nella lingua e nel tipo di società, il fatto che i romeni in fondo siano molto latini, motivo che forse spiega il perché tanti scelgano l’Italia (sono oltre un milione). E

ha ricordato che sono ben 35 mila le imprese italiane che operano in Romania. Quindi uno scambio di libri: per il sindaco un volume con bellissime immagini del Paese dell’est, per l’ospite uno altrettanto bello su Tavolara. E la promessa di rivedersi al più presto.

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