Calangianus, weekend di feste campestri

Due appuntamenti: sabato si celebra Santa Caterina, domenica la Madonna delle Grazie

CALANGIANUS. La festa di Santa Caterina, arrivata nel panorama delle feste campestri solo una decina di anni fa, si celebra sabato 25 aprile e quest’anno precede la antica secolare festa della Madonna delle Grazie che si tiene da epoca immemorabile nell’ultima domenica di aprile, che quest’anno cade il 26. Questa coincidenza, dettata dal calendario, offre nel weekend a residenti, visitatori e turisti due belle occasioni di svago ai piedi del Limbara: se il meteo darà una mano, sarà il miglior auspicio per dare il via alla lunga serie di feste campestri da qui a settembre.

Entrambe le feste si svolgono ai piedi del Limbara in uno scenario incantevole con la natura che trionfa con i suoi colori. Il primo appuntamento è quindi sabato nella chiesa di Santa Caterina, costruita una decina di anni fa per esaudire la richiesta di un’anziana che aveva lasciato un’area per questo scopo. I suoi discendenti e altri fedeli che in quelle contrade abitavano gli stazzi della zona demaniale di Silvas de intro hanno realizzato il sogno dell’ava e con l’aiuto di amici e conoscenti hanno costruito l’edificio di cuto. Ma non solo: hanno sfruttato l’area circostante rendendo disponibili strutture di servizio, dalle cucine alla pedana da ballo, dai servizi igienici ai parcheggi lungo la strada per Berchidda. Grazie a ciò dopo la messa celebrata da don Deriu alle 16 e la processione sarà possibile partecipare a un ricco momento conviviale.

Il giorno successivo tocca alla più antica festa della Madonna delle Grazie, il cui santuario è distante alcuni chilometri dal paese, e che già in passato vede l’arrivo di molti gruppi di giovani sin dal mattino e di tante famiglie pronte a stendere grandi tovaglie sotto le sughere per il pranzo. Ma prima, proprio come oggi, c’erano la messa e la processione intorno alla chiesetta alle 12. Un comitato formato da famiglie che si alternano nell’organizzazione faranno gli onori di casa e accoglieranno autorità e ospiti nella cucina, dove nel pomeriggio si offrono caffè e bibite. Una festa che sa di antico, di squisita gentilezza e proverbiale compostezza di modi, in cui tutto ha una sua

misura e a cui si resta affezionati per il clima di discrezione e di fraterna accoglienza da parte dei comitati. Insomma l’ospitalità gallurese non è cosa del passato ma è una virtù ben viva. Ma c’è un problema per il vero calangianese: essere presente a due feste in due giorni. (p.z.)

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