Telti senza steccati: «Aiutiamo il riscatto di questo detenuto»

È polemica sul servizio volontario nella Casa per anziani La comunità risponde: prevale la cultura dell’accoglienza

INVIATO A TELTI. «Non ci aspettavamo certo questa reazione. Ma come, Telti accoglie tutti, tanti extracomunitari vivono serenamente nel paese e ora facciamo tante storie per questa persona?», obietta amareggiata ma carica d’entusiasmo Vanna Pinducciu. Donna energica e affabile, guida la cooperativa Opera, nata ventisette anni fa. «Oggi possiamo dire con grandi risultati», certifica il sindaco Gianfranco Pinducciu. Esperienza maturata e consolidata nella galassia del “sociale”: asili nido, mense scolastiche, assistenza anziani. Nessuno avrebbe previsto, dopo tanto lavoro, di finire nel vortice della polemica per avere accolto un progetto messo a punto dalla direzione carceraria e che dovrebbe, fortificare ancor più il servizio e la sensibilità all’accoglienza. Aprire le porte a Santo Barreca, detenuto in regime di 41 bis (ora derubricato in media sicurezza grazie ai comportamenti virtuosi) nel carcere di Nuchis per reati di stampo mafioso, e agevolarne il percorso riabilitativo che gli è stato riconosciuto dalla magistratura calabrese, sua terra d’origine, ha acceso la girandola della polemica.

Le accuse. Mugugni nell’ambiente politico locale, voci grosse sui social, l’interrogazione parlamentare del deputato Mauro Pili che prefigura il rischio di contaminazioni criminali in quella terra sarda che il ministro della Giustizia vorrebbe, dice il deputato, trasformare in Cayenna. La reazione sconsolata di Vanna Pinducciu è riassunta così: «Prevale l’ignoranza, tanto allarmismo infondato».

La testimonianza. Telti conosce bene la necessità, la sofferenza e anche le soddisfazioni che la migrazione in tanti casi genera. Negli anni Settanta molti lasciarono il paese per trasferirsi in Svizzere, a lavorare in uno stabilimento metallurgico. «Periodicamente arrivava qui un loro responsabile – racconta il sindaco –, s’informava su chi avrebbe avuto interesse a partire, definiva il contratto, pagava in anticipo una settimana di salario. Qualcuno è rientrato, altri sono rimasti là a viverebene nel paese che diventato il loro».

Giovanni Columbano, sulla soglia dei 65 anni, è tra chi ha scelto di non rientrare definitivamente: «La fabbrica chiuse, mi sono riciclato e ora faccio l’infermiere, sto molto bene. Rientro a Telti per qualche giorno, saluto parenti e amici e riparto». Che pensa di questa storia? «Mia madre è ospite della Casa anziani, ho conosciuto questa persona, mi è sembrata molto garbata e gentile. Se gli è stata accordata questa opportunità perché non permettergli di recuperare se stesso e il rapporto con la società?».

La missione. Qualche giorno fa la cooperativa ha riunito i familiari degli ospiti anziani, li ha informati del progetto. Qualcuno ha lementato di non essere stato messo a conoscenza tempestivamente del progetto. «Un caso che ha imposto anche a noi di seguire procedure delicate, nulla di strano, anzi ci sembrava tutto così normale», ribatte Maria Frisciata, vice presidente della coop Opera e presidente della coop gemmata Solaria: «Dobbiamo riuscire a trasmettere anche agli altri la tranquillità di questa iniziativa. Siamo convinti dell’importanza del progetto di recupero e, come è nella nostra natura di cooperativa, dobbiamo riuscire a portarlo felicemente a termine. Ci è dispiaciuto molto che la vicenda sia stata strumentalizzata per altri fini».

Il gospel. C’è innanzitutto il provvedimento della magistratura, osserva il parroco don Javer Aquino, «e se c’è anche la volontà dell’interessato mi sembra gli debba essere aperta la porta del recupero, del reinserimento: la rieducazione è la finalità del carcere». Argomento sul quale insiste con passione Maria Dolores Angius, presidente del Coro Gospel Telti che oltre un anno fa avviò un progetto musicale proprio all’interno del carcere di Nuchis. «Risultato entusiasmante. Un’opportunità che tiene conto del senso di umanità indicata dalla Costituzione italiana e sancita dalla Costituzione europea. Nonostante le polemiche si può dire che la nostra comunità è capace di superare gli steccati del pregiudizio».

Il volontariato. Santo Barreca si tiene distante dalla disputa. Ha maturato molti interessi. Ha studiato in carcere con ottimi risultati,

ora è iscritto all’università. Si dedica in silenzio al suo impegno volontario, senza sostegno economico. Paga da sé le spese che deve sostenere, comprese quelle per raggiungere la Casa anziani, dove dà una mano nelle cucine, nell’assistenza, nelle pulizie.

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