l'ordinanza

Olbia, scatta il divieto di accattonaggio e bivacco

Il provvedimento del sindaco per impedire ai senzatetto di accamparsi su marciapiedi, panchine e aree pubbliche

OLBIA. Tira una brutta aria per chi decide di trasformare il marciapiede in una casa, per chi staziona negli angoli delle strade circondato da buste, borsoni e cartoni. Il sindaco Gianni Giovannelli ha infatti firmato una ordinanza: divieto di accattonaggio e di bivacco in aree pubbliche. Troppi olbiesi indignati, troppi turisti scandalizzati. Da ora in poi si rischia l’allontanamento coatto e anche il sequestro e la distruzione degli oggetti utilizzati per l’occupazione del suolo. Il motivo è semplice: il fenomeno ha raggiunto livelli di degrado particolarmente imbarazzanti.

Gianni Giovannelli ha quindi integrato un’ordinanza del 2007, sempre relativa al divieto di accattonaggio, e ha dunque aggiunto il no al bivacco. «Si assiste alla presenza di soggetti privi di fissa dimora che chiedono soldi ai passanti, usando spesso toni e atteggiamenti tali da incutere timore e disagio – si legge nella nuova ordinanza -. Utilizzano panchine, marciapiedi e spazi verdi come fossero di loro proprietà, impedendo a chiunque di fruire dei medesimi spazi. Si presentano in condizioni igieniche di assoluta emergenza».

Per questo il sindaco ordina il divieto di accattonaggio nel territorio comunale, proibisce di occupare panchine, marciapiedi e aree verdi «con lo scopo di bivaccare, sdraiarsi e dormire». Vietato anche occupare gli spazi pubblici con buste, borse, carrelli e valigie e soggiornare nel territorio «mostrando una condizione igienico sanitaria critica». Si dispone quindi l’allontanamento coatto e il sequestro e la distruzione degli oggetti.

Ma il Comune non ha messo da parte il suo lato umano. La struttura comunale si è mossa più volte con l’obiettivo di aiutare chi vive nel degrado. «La situazione sta diventando abbastanza disgustosa, le lamentele ormai sono tante – spiega Gianni Giovannelli -. Noi comunque abbiamo provato ad aiutare queste persone e ci proveremo ancora. Il nostro Comune ha tutte le forme

di assistenza. Un dormitorio, una mensa, fornisce assistenza psicologica. Abbiamo provato a intervenire in qualsiasi modo. Ma loro rifiutano ogni tipo di aiuto e la situazione è davvero difficile. Però certi comportamenti e certe situazioni proprio non possiamo accettarli».

 

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