Stazzi isolati, niente luce né alimenti, strade chiuse: la terribile neve del 1985 in Gallura

Ripercorriamo con foto (di Gavino Sanna) e articoli dell'epoca (della Nuova Sardegna) l'eccezionale ondata di maltempo di 31 anni fa

OLBIA. Neve. Un mare di neve, un oceano di neve. Lenzuolate su lenzuolate, di notte, ogni notte per giorni e giorni. Quel gennaio del 1985, 31 anni fa, resterà indimenticabile. La Gallura fu inghiottita dalla neve, come scrisse La Nuova Sardegna del 10 gennaio. In montagna, in collina, sul mare. Strade chiuse, edifici pubblici chiusi, aeroporto in parte chiuso. Città paralizzate, stazzi isolati, tanti stazzi isolati. Una distesa immensa di bianco, ecco che cosa era la Gallura da Tempio a Olbia, da Aggius a Porto Cervo, da Santa Teresa a San Teodoro. Come si vede nella gallery successiva.

Cominciò a nevicare il 2 gennaio. Poi fu un crescendo. Nella notte tra il 6 gennaio e il 7 gennaio, l’ondata più grossa. E poi sembrava non dovesse smettere più. Come se non ci fosse un domani. Come se si fosse tornati a quel febbraio del 1956, l’ultima grande nevicata che i galluresi ricordavano. Forse peggiore di quella che stavano vivendo. O forse meno dura. Nessuno sapeva dirlo con precisione.

La macchina dei soccorsi si mobilitò come mai prima. Per portare generi alimentari nelle case di campagne, nei paesi dell’interno della Gallura; per portare benzina, legna, e tutto l’occorrente per riuscire a superare la paralisi. Si mossero tutti: uomini di polizia, carabinieri, finanza, vigili del fuoco; uomini dell’esercito; dei Comuni e delle Comunità montane; elicotteri, anche; e volontari, tantissimi volontari. Mancava l’acqua corrente, l’energia elettrica, le linee telefoniche erano interrotte. Il bestiame - mucche, capre, galline - rischiava di morire assiderato, senza nulla da bere e mangiare.

La paura fu tanta, tantissima: dieci persone furono soccorse dopo aver passato giorni in un casolare sul Limbara, sorpresi lì dalla neve, adattandosi come meglio potevano. Quasi una scena da film. Altri pastori, spesso anziani, venivano soccorsi nei loro stazzi quasi tutti i giorni: si arrivava lì, nell’Alta come nella Bassa Gallura, con i trattori e con i fuoristrada. Tutto sino al 12 gennaio, quando la situazione si normalizzò.

Solo i bambini erano felici. Felicissimi. Niente scuola, tutto il giorno a giocare con la neve. A fare pupazzi, a lanciarsi palle di neve. Poi, la sera, tutti a casa, a scrutare dalla finestra i fiocchi che cadevano abbondanti, sperando che non smettesse più. Proprio come quella sera della Befana. Una fiaba che, per i grandi, era invece un incubo. Una nevicata che ricordava loro, ai grandi, quella del 56, e chissà che anche allora non fosse un sogno.

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