Arzachena, la storia rivive nelle stanze dell’antica stazione

Grazie al progetto dell’Anemos l’edificio oggi è un museo La nuova veste della struttura entusiasma turisti e residenti

ARZACHENA. Un tuffo nel passato lungo oltre 6 mila anni. Dal Neolitico della necropoli di Li Muri all’ultimo secolo di vita della civiltà nuragica di Arzachena. Al piano superiore dell'edificio della vecchia stazione ferroviaria trasformata nel museo “Labenur” dalla società Anemos, in tre stanze si possono ammirare le riproduzioni dei reperti rinvenuti nei siti archeologici del territorio e in Sardegna, oltre la raffigurazione di alcuni momenti di vita nei villaggi di epoca nuragica. Nelle altre due stanze riflettori puntati sulla storia più recente: le tradizioni etniche sarde.

Al piano terra dell’ edificio, costruito nel 1929, uno spazio è riservato ai laboratori. La sala d’aspetto e l’ufficio del capostazione non hanno cambiato la destinazione d'uso originaria. Oggi, accanto a mobili d’epoca e al vecchio orologio ci sono scaffali pieni di libri, tutti rigorosamente dedicati alla storia e alle tradizioni isolane. Vicino alle vecchie panche in legno anche un comodo divano. Perché la struttura ospita, tra l'altro, un info point del trenino verde.

La stazione di Arzachena è una fermata riservata ai turisti che a bordo di vecchi treni percorrono il tratto Palau-Tempio. Ma è anche un polo culturale. «Abbiamo coronato un sogno – commentano orgogliosi Sonia Pala, Silvia Pitturru e Pietro Scarpa –. La comunità è entusiasta. C'è un via vai continuo di visitatori, anche stranieri. Alcuni alunni, inoltre, hanno già partecipato a laboratori di pittura con l'utilizzo di tecniche preistoriche e pigmenti». La struttura è aperta tutti i giorni. E lo sarà anche nei cosiddetti periodi dell'altra stagione, quando verranno sospese le fermate del trenino verde. Per attirare i visitatori i tre soci hanno ideato eventi culturali, una serie di laboratori didattici e attività ludiche. Compresi gli insegnamenti delle tecniche di lavorazione della ceramica e dell'osso utilizzati nella preistoria, oltre che di levigatura della pietra.

La

Anemos che si è accollata le spese di ristrutturazione dell’edificio ha firmato una convenzione di quattro anni con l'Arst. «Un contratto che speriamo di rinnovare – affermano i soci –. Abbiamo tante altre idee da realizzare, ma vorremmo avere la sicurezza di una gestione almeno decennale».

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