Una targa in fondo al mare per il Da Noli

I sub in missione nelle Bocche di Bonifacio dove giace il cacciatorpediniere affondato nel 1943 con più di duecento marinai

OLBIA. Inghiottito dal mare. Colato a picco dopo aver incassato i colpi delle batterie tedesche. Era il pomeriggio di un giorno non proprio qualunque: 9 settembre del 1943. Il cacciatorpediniere Antonio da Noli, quasi duemila tonnellate di acciaio, finì sul fondo delle Bocche di Bonifacio. Spezzato in due tronconi e devastato dalle palle dei cannoni e dallo scoppio di una mina. Una immensa trappola per oltre 200 marinai italiani. Ma adesso c'è chi si è ricordato del loro sacrificio. Un gruppo di subacquei ha formato una spedizione e si è immerso nei fondali tra la Sardegna e la Corsica, a circa 100 metri di profondità. Gli esperti sub hanno posato una targa tra i due tronconi della nave militare. «Sarà utile per gli archeologi di un domani» racconta Mario Arena, il capo della spedizione che lunedì è scesa giù con la targa di metallo.

La spedizione. In Italia sono tanti i cacciatori di relitti e gli appassionati della storia imprigionata nel profondo del mare. Qualche giorno fa in Gallura ne sono arrivati undici, tra cui due belgi e un inglese. Si sono appoggiati all'Orso diving di Poltu Quatu, che da anni organizza esplorazioni a spasso per i relitti del nord Sardegna, e lunedì si sono immersi. «Avevo già visitato il relitto - spiega Mario Arena, responsabile in Italia della Global under water explorer -. Si tratta di una nave molto importante da un punto di vista storico. Inoltre è ancora oggi in condizioni spettacolari». La spedizione aveva un obiettivo preciso. «Abbiamo documentato l'Antonio Da Noli con video e foto per realizzare un documentario da presentare a Noli - continua Arena -. Infatti il cacciatorpediniere prende il nome da Antonio da Noli, il navigatore italiano che nel Quattrocento scoprì le isole di Capo Verde e che era originario di Noli, un piccolo comune ligure».

La targa. Gli esploratori subacquei, mossi da una grande passione per la storia, hanno così pensato di coinvolgere il comune di Noli. E oltre a immergersi per documentare il relitto, hanno portato anche una targa dorata che rimarrà per sempre in fondo al mare. C'è scritto: «In memoria degli oltre 200 marinai che persero la vita nel compimento del loro dovere». E poi il motto del cacciatorpediniere: «Prendimi teco a l'ultima fortuna», tratto da una opera di Gabriele D'Annunzio. Infine sulla targa sono state incise le firme: comune di Noli e Global under water explorer e Wreck diving society, le due associazioni che hanno organizzato la spedizione nelle Bocche di Bonifacio.

La storia. Il cacciatorpediniere era stato varato nel 1929. Era lungo 107 metri e armato con cannoni, mitragliere e lanciasiluri. Durante la Seconda guerra mondiale venne inserito nella 14esima Squadriglia cacciatorpediniere, insieme ad altre navi gemelle. Partecipò in tutto a 208 missioni. L'ultima gli fu fatale. Salpò nel settembre del 1943 insieme al gemello Vivaldi dalla Spezia per raggiungere Civitavecchia, dove avrebbe dovuto imbarcare Vittorio Emanuele III. Poi un nuovo ordine: fare rotta per la Maddalena per unirsi alla flotta italiana. Ma il 9 settembre, il giorno dopo l'armistizio, il Da Noli e la gemella Vivaldi ingaggiarono

uno scontro a fuoco con alcune motovedette tedesche. Successivamente il Da Noli fu colpito dalle batterie costiere tedesche, sistemate in Corsica, infine urtò contro una mina durante una fase di manovra. Colò a picco in pochi minuti e solo 39 marinai si salvarono.

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