Calangianus ricorda Bonaventura

Il 22 un convegno per celebrare il centenario del frate cappuccino

CALANGIANUS. C’è un importante convegno, il prossimo 22 novembre. Si celebrerà il centenario della morte di Padre Bonaventura, al secolo Giacomo Corda, (1831- 1916) che ha legato per sempre il suo nome alla natia Calangianus, diventando un munifico mecenate restaurando con ampia donazione di fondi la chiesa parrocchiale e dotandola nel 1900 di pregevoli affreschi del pittore Antonio Dovera e sculture di Lorenzo Caprino.

La parrocchia, in collaborazione con il Comune, organizza così un convegno sulla figura del frate cappuccino perché venga conosciuta la sua storia e riletta alla luce di nuovi documenti consultati dal relatore, documenti che sinora non erano accessibili.

Il programma prevede alle 18.30 gli arrivi e l’accoglienza, alle 18,30 il saluto di monsignor Sebastiano Sanguinetti, vescovo di Tempio-Ampurias, del sindaco Giomartino Loddo e del parroco don Umberto Deriu. Poi alle 19 ci sarà la relazione “ Cenni biografici sul frate cappuccino Bonaventura da Calangianus” di Padre Fabrizio Congiu, docente di teologia spirituale presso la Pontificia facoltà teologica della Sardegna, Seguirà un dibattito. Moderatore del convegno sarà Monsignor Tonino Cabizzosu, docente di storia della chiesa contem poranea presso la Pontificia facoltà teologica della Sardegna. «Siamo orgogliosi -dice don Umberto Deriu – di offrire questo convegno all’intera comunità, in occasione del centenario della morte di Padre Bonaventura , perché per noi comunità è importante che si conosca la vera personalità e la grande carità di questo cappuccino che non interessa solo la nostra comunità». Chi modererà il convegno, ben addentro agli archivi storici ecclesiastici, anni fa riconosceva «le difficoltà di fondo nell’interpretare una personalità per qualche verso contraddittoria i cui contorni sfuggono all’analisi dello studioso».

La leggenda e le storie fantasiose hanno sempre accompagnato la memoria di Padre Bonaventura dopo la sua morte.

Anche Grazia Deledda, nel 1913, in Canne al Vento, nomina «quel frate che sta a Calangianus ,in Gallura, un frate che ha trecento scudi di rendita al giorno». (p.z.)

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