Il sì o no al referendum divide ancora la sinistra

Due incontri alla stessa ora: i favorevoli schierano il ministro Dario Franceschini In campo con i contrari il costituzionalista Fulvio Dettori e Michele Carrus (Cgil)

OLBIA. La sinistra olbiese scende in campo alla stessa ora, ma in due sale diverse e riempite praticamente dallo stesso numero di persone. Sono uomini e donne solitamente abituati a muoversi dalla stessa parte della barricata. Stavolta, invece, da una parte difendono le ragioni del «Sì» e dall'altra quelle del «No». Il referendum costituzionale di domenica, così come in tutto il paese, pure in città ha diviso il fronte del centrosinistra, ma senza seguire troppo le logiche di corrente e appartenenza. Spesso è una questione di coscienza. Ieri sera, in una sala dell'hotel President, c'era per esempio il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. A dire «Sì», insieme a lui, tanti militanti e simpatizzanti Pd, diversi curiosi e poi una serie di leader locali. In contemporanea, nella sala conferenze del Blu marine, un convegno per bocciare la riforma costituzionale. Anche qui, in sala, diversi esponenti del Pd, poi lo zoccolo duro della Cgil e numerosi volti noti del centrosinistra, da Sel all'Upc, più alcuni sardisti.

Gli schieramenti. Il comizio di Franceschini è stato aperto dal consigliere regionale Giuseppe Meloni, dal segretario provinciale Pd Tomaso Visicale e da Gianluca Lioni, presidente del Pd provinciale. Ci sarebbe dovuto essere il deputato Gian Piero Scanu, ma è stato bloccato dalla febbre. In sala, inoltre, la maggior parte degli esponenti del Pd olbiese, tra cui Pier Luigi Caria. Anche la giovanile è generalmente schierata per il «Sì». Tanta gente pure al comizio per il «No». Una curiosità: per il Pd c'era Nardino Degortes, mentre molti esponenti storicamente della sua area, a cominciare da Meloni, si trovavano insieme al ministro Franceschini. Anche Carlo Careddu ha sempre fatto parte della stessa area: ieri non ha partecipato a nessun incontro, ma ha più volte detto di votare «Sì». Al dibattito per il «No», comunque, c'erano anche il segretario dell'Upc Antonio Satta, esponenti di Sel e Psd'Az e naturalmente del Pd. Infine la Cgil: i segretari regionali e provinciali della Cgil, Michele Carrus e Luisa De Lorenzo, più tanti altri leader e iscritti provinciali, seguono la linea nazionale e votano «No». Allo stesso tempo, però, alcuni storici sindacalisti olbiesi si sono presentati all'incontro con Franceschini. Infine un'altra curiosità: Ivana Russu, consigliere comunale Pd ed ex assessore, ha partecipato al convegno del «Sì», mentre il padre Paolo, storica figura della sinistra fin dai tempi del Pci, ha seguito l'incontro del «No».

Favorevoli. Tutti hanno ribadito che il voto di domenica dovrà essere incentrato sul merito della riforma. Dario Franceschini ha difeso il testo e ha anche messo in guardia la platea. «Non dobbiamo esprimere un giudizio sul governo Renzi, ma su una riforma che cambierà il paese - ha detto -. Ma poi, perché tutta questa ostilità nei confronti di Renzi? Forse perché dopo tanto tempo c'è qualcuno che raggiunge l'obiettivo con energia e forza. L'Italia di oggi è troppo lenta e va cambiata con una riforma che renda il paese più competitivo. Mentre il No apre la strada all'instabilità. Il mondo oggi è spazzato da un pericoloso populismo che cavalca la rabbia e le paure. Se dovesse vincere il No, i vincitori sarebbero Grillo e Salvini. Invece vedo tanta gente del mio partito che si schiera con loro».

Contrari. Nella sala in cui si è svolto il convegno per il «No», organizzato da Anpi, Arci e Comitato per il no, la bocciatura della riforma è netta. Domenico Piccinnu, presidente Anpi Gallura e iscritto Pd, ha detto: «C'è tanta sinistra che non condivide questa riforma». Michele Carrus, segretario regionale della Cgil, non ha dubbi. «La Cgil è una organizzazione di massa che ha preso posizione - ha spiegato -. La riforma è fatta male dal principio. Si risparmierebbero solo 50 milioni di euro, costa

più l'aereo del presidente del consiglio». Il costituzionalista Fulvio Dettori ha spiegato: «È una brutta riforma scritta dal governo e non dal parlamento». Poi il magistrato Riccardo De Vito: «Eravamo contro quella di Berlusconi e diciamo no anche a questa».

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