Gli 80 anni dell’Aga Khan, il “gallurese”: fondò la Costa Smeralda

La creò da ragazzo ed è cresciuto con lei

PORTO CERVO. La prima volta che venne qui, a Monti di Mola, Gallura, aveva 24 anni. Era il dicembre del 1960. Avrebbe potuto essere l’ultima. Aveva comprato a occhi chiusi una settantina d’ettari a Romazzino, con una quota di 500 mila lire dentro una società con una ventina di soci.

I due inglesi che l’avevano fondata, Patrick Guinness e Ronald Grierson, gli avevano detto: “devi vedere quelle spiagge! quel mare! Un sogno! È come quello dei Caraibi, ma è a sole due ore di volo da Londra, da Parigi”. Per lui era l’occasione di avere un rifugio lontano da tutti e tutto.

«Arrivato lì, in quel dicembre, avevo invece capito di essere stato ingannato. Era come una riserva di caccia: non c'erano case, non c'era acqua corrente né elettricità, né industrie di alcun tipo. Ero infelice di aver investito in quel posto» dirà anni dopo.

Tutto stava per finire prima ancora di cominciare. Se lui avesse lasciato l’investimento, se lui non avesse deciso di assumerne il controllo in prima persona, sarebbe nata la Costa Smeralda? Sarebbe poi diventata quella che è, o era, ovvero uno dei più grandi piani di sviluppo d’Italia e d’Europa?

Non mollò. Lo convinsero ad aspettare la primavera e l’estate del 1961. Glielo dissero i suoi amici inglesi. Glielo dissero quelli di Monti di Mola; glielo disse il consigliere regionale d’Arzachena Giovanni Filigheddu.

In quei mesi, loro, quelli di Monti di Mola, si trovarono a trattare la vendita dei loro terreni, e a immaginare il loro futuro come mai avrebbe potuto, con lui, senza saperne il nome. Quando lo scoprirono, non tutti sapevano chi fosse. «Non potevamo sapere se fosse uno importante o un pincopallino» disse anni dopo Simone Azara, un venditore dei terreni di Romazzino.

Impararono a conoscerlo presto: loro, gli altri galluresi, i sardi. Dirà anni dopo Battista Orecchioni, uno dei più grandi mediatori di terreni di Liscia di Vacca e recentemente scomparso: «Di ricchi, negli anni, ne abbiamo poi conosciuti tanti, ma come lui, mai nessuno».

Anche lui fece presto a conoscerli, gli Orecchioni, gli Azara: quasi uno per uno, nome per nome. Fece una festa per il suo matrimonio anche qui, nel 1969, dopo la celebrazione a Parigi: come se fossero della sua famiglia.

Sono cresciuti insieme, lui e quelli di Monti di Mola, lui e Arzachena, lui e la Gallura, lui e la Sardegna.

Monti di Mola è diventata la Costa Smeralda, 54 anni fa. Quello che l’ha creata, che le ha dato un’anima, che l’ha amata e presentata a tutto il mondo con orgoglio, oggi compie 80 anni. Il suo nome è Aga Khan, Karim Aga Khan. Tutti lo chiamano Principe. La Costa Smeralda, nella sua vita ancora piena di idee e progetti, sarà sempre la sua amata.

Sono stati divisi anni fa da un rapporto complicato, fatto di straordinari slanci, eccezionali intuizioni, difficili sacrifici. In realtà non si sono mai lasciati.

Che l’Aga Khan facesse un’impresa in India o in America, la Costa Smeralda rimaneva dentro di lui; era la sua impresa. Che la Costa Smeralda passasse di mano, da americani ad americani, da americani ad arabi, è sempre stata sua. Per tutti, nella vecchia Monti di Mola e in Gallura, è così. Sarà sempre così.

A 80 anni, oggi, l’Aga Khan può fare un bilancio.

Solo lui può sapere quanto questa impresa gli abbia dato, quanto gli abbia tolto. In Gallura, sanno una cosa con certezza: sanno quanto lui abbia dato loro. Qualcosa che i soldi, che pure hanno avuto un grande ruolo, non potranno mai comprare. Un futuro.

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