Centro d’ascolto diocesi e tribunale firmano un accordo

La Casa del Fanciullo ospiterà i bimbi vittime di abusi: sarà qui che verranno “interrogati” in modo protetto

TEMPIO. Il Centro “Dimmi ti ascolto”, inaugurato sabato scorso a Tempio dal vescovo Sebastiano Sanguinetti, nella Casa del Fanciullo, alla presenza di un folto pubblico e di diverse autorità politiche e militari non è solo un’opera al servizio della città di Tempio ma un organismo importante per diverse strutture dell’intero territorio. Compreso il tribunale di Tempio, la cui presidente Gemma Cucca, poco prima dell’inaugurazione, ha firmato con la Caritas, un’apposita convenzione per utilizzare la Casa del Fanciullo nella sua nuova destinazione, come “struttura per l’ascolto protetto”. Una circostanza, questa, fatta notare anche dal vescovo e sottolineata dal parroco della cattedrale di Tempio, don Antonio Tamponi, deus ex machina, dell’intera organizzazione dell’opera. Che, pensata alla fine di ottobre, nel breve volgere di pochi mesi ha visto la luce, corredata di tutto punto. All’inaugurazione, preceduta da una serie di interventi, fra cui anche quello del sindaco Biancareddu, del vescovo, di Letizia Marazzi, (psicologa, psicoterapeuta esperta di criminologia forense, con attività presso la casa penale minorile Cesare Beccaria di Milano) e del sottosegretario di Stato alla Giustizia Gennaro Migliore, ha partecipato tantissima gente. A significare l’attenzione con la quale l’iniziativa è stata e sarà ancora seguita. Per tutti il ringraziamento sentito di monsignor Sanguinetti. «La vostra presenza - ha detto fra le altre cose il vescovo, sottolinea la valenza umanitaria, sociale ed educativa del progetto che oggi ha preso l’avvio con il coinvolgimento dell’intero territorio gallurese». A spiegare l’indirizzo e l’utilità dell’opera rivolta ai minori in difficoltà è stato sempre lo stesso Sanguinetti. «La Chiesa nella sua storia - ha detto -, si è sempre occupata dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani, soprattutto in un’opera educativa e preventiva. Ma oggi è particolarmente pressante il dramma dell’infanzia sempre più spesso vittima di violenze, di maltrattamenti, di stalking e altro. Ebbene questo progetto nasce come bisogno morale, come dovere imprescindibile di prenderci cura di questa parte fragile della società. Un impegno, un obbligo, un dovere - ha detto ancora il vescovo -, a cui non possiamo sottrarci. Ma anche un modo per dire chiaramente che la Chiesa sta dalla parte delle giovani vittime e delle loro famiglie».

Doverosi e fatti con il cuore

i ringraziamenti. Oltre che alle autorità e ai sindaci dell’Unione dei comuni Alta Gallura “che hannoabbracciato interamente il progetto”, anche al direttore della Caritas, monsignor Giovanni Pittorru e a tutti i suoi collaboratori che hanno lavorato indefessamente per l’avvio della struttura.

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