Arzachena, il commissario blocca 20 ville sul mare

Bocciato un piano a Porto Cervo, aveva il sì degli uffici comunali. Il caso del Qatar: i terreni lottizzati “a sua insaputa”

PORTO CERVO. Venti ville, con piscina, da costruire sul mare e con vista (in molti casi) sullo yacht club della Costa Smeralda. Il piano di lottizzazione era pronto, lo aveva presentato una società di Olbia (la Stemar dei fratelli Mossa) anche per conto dei vicini, quelli del Qatar, per un affare a pieno regime, secondo alcune stime, da almeno 200 milioni. La struttura guidata dell’ex sindaco di Arzachena Alberto Ragnedda aveva avanzato una proposta di deliberazione, poi lui si era dimesso, e la pratica - con il parere favorevole del capo dell’urbanistica, Libero Meloni - è arrivata sul tavolo del commissario straordinario. Sembrava un sì scontato. È arrivato un no: quell’area - di 14 ettari, nella collina di Porto Cervo che dà sul quartiere Busiri Vici (quello di Sa Conca e della chiesa Stella Maris) - non può essere lottizzata perché lo vieta il piano paesaggistico. Con sei pagine piene di riferimenti normativi, Antonella Giglio, commissario con grandissime competenze urbanistiche, sconfessa gli uffici e blocca così una colata di cemento di potenziali 58 mila metri cubi, fra le ville e un centro commerciale di cui, mai, si era pubblicamente parlato.

Il piano Casa. La Giglio, nella delibera approvata il 13 febbraio con i poteri del consiglio comunale di Arzachena, fa la cronistoria del piano di lottizzazione sul mare, nelle zone C della Costa Smeralda. L’aveva proposta la Stemar di Olbia, dei fratelli Mario e Stefano Mossa, attivi per anni nel ramo dei supermercati. Era l’agosto del 2014 e i Mossa chiedevano di avere le autorizzazioni sulla base del Piano casa dell’ex governatore Cappellacci, poi cambiato nel 2015 dalla giunta regionale di Pigliaru. I Mossa avevano dovuto modificare il progetto - realizzato dall’ingegner Sebastiano Chiodino e dall’architetto Luigi Stazza - e, per il commissario straordinario, a quel punto avrebbe dovuto essere sottoposto all’esame del piano paesaggistico dell’ex governatore Soru.

I terreni del Qatar. La macchina, però, non si era fermata. La Stemar aveva chiesto alla Land Holding Co. (società del Qatar, proprietario della Costa Smeralda) di partecipare allo studio della lottizzazione, non ottenendo risposta. La Stemar aveva fatto quello che la legge impone: aveva fatto avanzare il piano per i suoi ettari (tre) e anche per quelli del Qatar (undici). Lottizzati “a sua insaputa”, verrebbe da dire.

La fretta del Comune. Il lavoro dei progettisti è arrivato a conclusione nell’autunno del 2016, a fari spenti, senza clamore. Ed ecco come il commissario straordinario, nella delibera, illustra tutti i passaggi: «Con proposta di deliberazione n. 66 del 13 ottobre, si dava corso all’istanza di autorizzazione a lottizzare coattivamente. La proposta non è mai stata sottoposta all’esame del consiglio comunale di Arzachena poiché, il 12 dicembre, sono sopraggiunte le dimissioni del sindaco. Con una lettera, del 21 dicembre, la Stemar ha chiesto l’intervento sostitutivo della Regione. Con una lettera alla Regione, il 20 gennaio 2017, il dirigente della Pianificazione territoriale ha dato conto dello stato del procedimento, evidenziando l’esigenza di sottoporre l’argomento all’attenzione della commissaria il prima possibile».

Il primo sì. Emerge dunque che la lottizzazione sul mare - una rarità dopo l’introduzione del piano paesaggistico, con l’edificazione di 20 ville potenzialmente da 10 milioni ciascuna - avrebbe dovuto avere priorità e che avrebbe dovuto esserci, visto anche il parere favorevole espresso dal dirigente Libero Meloni, il lasciapassare.

Bocciatura senza appello. Invece, leggi alla mano, il commissario ha smontato tutto. Ha fatto riferimento proprio al piano Soru: «A dettare le regole è l’articolo 15 che - questa la sintesi - esclude la possibilità, fino all’adeguamento del Puc al Ppr, di approvare nuovi piani attuativi». E poi: «Quelli presentati (dalla Stemar, ndr), non sono interventi edilizi, bensì costituiscono vera e propria attività pianificatoria non ricompresa nel Ppr». E ancora, un’annotazione tecnica ma di fondamentale importanza: «Il terreno non presenta i requisiti di contiguità e di interclusione, come invece

richiesto dai lottizzanti». Non è contiguo ad altre aree edificate, insomma, né intercluso fra le zone A e B. «Nel caso specifico - scrive il commissario Giglio - è pacifica l’assenza totale delle zone urbanistiche in questione nel comprensorio di Porto Cervo».

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