Ville sul mare, il giallo dei pareri

Fa discutere la lottizzazione a Porto Cervo. Il commissario: «Nessuno scontro»

PORTO CERVO. Ville sul mare a Porto Cervo? Sì, no, si vedrà. La battaglia sull’investimento di due società - la Stemar di Olbia dei fratelli Mario e Stefano Mossa e la Land Holding Co del Qatar - si annuncia solo all’inizio. Anche perché c’è un giallo.

Per ora, c’è il no del comune di Arzachena: quel progetto, con la costruzione delle ville sulla collina di Porto Cervo e sotto la chiesa di Stella Maris, affare da almeno 200 milioni di euro, non si può fare. Perché lo vieta il piano paesaggistico. Perché non c’è - in quei 15 ettari, 4 della Stemar e 11 del Qatar - né la contiguità urbanistica né l’interclusione; due tecnicismi per dire che l’edificazione non è ammessa.

La delibera del no - la numero 14 del 13 febbraio 2017 - porta la firma del commissario straordinario, Antonella Giglio. E anche del capo dell’ufficio Pianificazione territoriale, Libero Meloni. «La delibera è stata predisposta dall’ufficio tecnico - spiega la Giglio -. Il parere dell’architetto Libero Meloni era contrario all’iniziativa non sussistendo i requisiti di ammissibilità prevista dal Piano paesaggistico, come ampiamente argomentato nella delibera. E c’è piena sintonia tra il mio ufficio e quello dell’ufficio tecnico, tant’è che la proposta del dirigente è stata recepita nella delibera numero 13».

Ma c’è un altro punto. Avevamo scritto che il parere di Meloni era favorevole all’investimento, perché così era formulato nella delibera, nella penultima pagina. «Errata lettura» precisa il commissario, che d’ora in avanti farà pubblicare - ben distinte - le delibere e i pareri degli uffici, di modo da non creare confusioni. «Quel parere favorevole dell’architetto Meloni era sulla delibera, poi da me approvata, non sulla lottizzazione dei privati» aggiunge la Giglio.

Ma c’è un’altra proposta di delibera, dell’architetto Meloni, sull’investimento di Stemar e del Qatar: è la numero 66 del 13 ottobre 2016, mai andata all’approvazione del consiglio comunale di Arzachena perché, subito dopo, si è dimesso il sindaco Alberto Ragnedda. Dice testualmente il titolo della proposta: “Autorizzazione alla predisposizione di un piano attuativo esteso all’intera area C di Stemar”.

Perché il piano attuativo aveva il parere favorevole dell’ufficio tecnico e quello di lottizzazione, sempre della stessa area, è stato poi contrario? Non valeva già allora, a ottobre 2016, il piano paesaggistico? Perché Stemar ha continuato a chiedere l’approvazione? Nessuno in Comune gli ha detto che non era comunque possibile? E perché il Qatar ha chiesto, proprio il 13 febbraio, di partecipare alla lottizzazione avviata da Stemar?

Commissario e capo tecnico spiegano che - nella delibera 66 del 2016 sul sì al piano attuativo, che «riguardava unicamente l’autorizzazione alla sua predisposizione» - c’era scritto: «Al momento non si entra nel merito

della sussistenza dei requisiti del piano paesaggistico, per i quali si rimanda all’istruttoria di merito».

«Non si dica che c’era alcun via libera» precisa Meloni. Come dire: potete fare lo studio, voi di Stemar, ma solo poi vedremo se si può fare la lottizzazione... (g.pi.)

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