Il vescovo scrive ai fedeli: «Sempre vicino ai poveri»

Lettera di monsignor Sanguinetti in occasione dei vent’anni di episcopato «La Chiesa non deve mai dimenticare di indossare il grembiule del servo»

OLBIA. Vent’anni di episcopato e undici anni alla guida della Diocesi di Tempio Ampurias. In questo speciale anniversario che cade nel giovedì Santo, il vescovo monsignor Sebastiano Sanguinetti ha voluto scrivere alla comunità diocesana una lettera pastorale. Non un bilancio di ciò che è stato fatto, piuttosto il bisogno «di ricordare il filo conduttore che ci ha guidati in tutti questi anni, di trovare la sintesi del mio ministero». Sintesi racchiusa nell’icona della “Lavanda dei piedi”, immagine di copertina del libricino di 13 pagine “I poveri interpellano la nostra chiesa” stampato di circa 6mila copie che saranno distribuite alle famiglie in occasione della Pasqua, attraverso le parrocchie. Lì è racchiusa quella “chiesa col grembiule” che si prende cura dell’uomo, che si china sulle ferite dell’umanità e si sporca le mani, «quella linea maestra che ho cercato di seguire insieme a voi, fin dal giorno del mio arrivo in questa diocesi. La chiesa non deve mai dimenticare di indossare il grembiule del servo», ha detto il vescovo. Che ieri, in una conferenza stampa, ha spiegato il motivo della sua iniziativa. Ad affiancarlo, nella sede della Caritas, il direttore della Caritas diocesana, monsignor Giovanni Maria Pittorru e il direttore del Centro umanitario di Olbia e Centro ascolto di Tempio, don Antonio Tamponi. La nuova lettera – che fa seguito a quella del 2014, una sorta di “magna carta” dell’azione del vescovo – si concentra su un’emergenza dalle proporzioni impensabili: quella della povertà, dell’emarginazione, del disagio economico, sociale e morale del territorio. «Quando sono arrivato, nel 2006, la Gallura era una locomotiva che viaggiava a mille all’ora. Nel 2009 è arrivata la grande crisi economica che ha segnato profondamente gli ultimi 7, 8 anni, acuita dalle due alluvioni del 2013 e 2015, che oltre ai danni materiali e morali arrecati, ha contribuito a mettere ulteriormente a nudo una crisi socio-economica fino ad allora non da tutti chiaramente percepita». Proprio le due alluvioni hanno indicato alla Diocesi una rotta dalla quale non può più deragliare. Una povertà nei suoi molteplici volti, fatta di disagio economico e sociale, di emarginazione e sofferenza, al centro della missione della chiesa diocesana e dell’azione del vescovo. «Gesù ha detto che i poveri sarebbero stati sempre con noi. E i poveri ci sono in questa Gallura», ha rimarcato monsignor Sanguinetti.

La conferma arriva dal direttore della Caritas, monsignor Pittorru. «Aiutare è una grande responsabilità – ha detto – Nelle Caritas si aiuta, ma si educa anche alla giustizia. Bisogna spiegare che “se dò a te di più, tolgo a un altro il necessario”». Nel corso del 2016 si sono rivolte ai 12 centri di ascolto 1050 persone, con un aumento del 20 % rispetto agli anni precedenti. Le richieste dirette di sussidi economici hanno

registrato un incremento del 55 %. Così come è aumentato il numero delle persone che, pur avendo un lavoro, si sono rivolte ai Centri perché non riuscivano comunque a mantenere la famiglia, e anche le richieste di lavoro. Ciò significa che la perdita del lavoro è la prima causa di povertà.

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