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Sugherificio Ganau, ci sono 80 licenziati

Ieri l’annuncio choc, tagli peggiori di quanto previsto per la fabbrica in crisi. La Cgil: «Dramma sociale per la Gallura»

TEMPIO. Gli operai che saranno licenziati dal sugherificio Ganau saranno 79 e a questi se ne aggiungono altri 10 dimessisi negli ultimi giorni per giusta causa (mancanza degli emolumenti). Complessivamente, 89 nuovi disoccupati che aprono in città e in Alta Gallura una ferita sociale profondissima.

La Cgil. Una brutta, bruttissima notizia, annunciata ieri e confermata da Elisa Di Lorenzo, segretario generale della Cgil gallurese.

«In un territorio come quello dell’Alta Gallura già dilaniato da una profonda crisi con indicatori economici disastrosi, la perdita di ulteriori posti di lavoro rischia di diventare un vero problema sociale non solo per le famiglie direttamente coinvolte ma per l’intera Gallura» dice la Di Lorenzo, che annu ncia una presa di posizione forte.

Il segretario ricorda che l’Alta Gallura, inoltre, è esclusa dai benefici degli ammortizzatori sociali a differenza di quanto è avvenuto anche recentemente ad Olbia con la Clea.

Rabbia e disperazione. La notizia dei licenziamenti è stata comunicata dagli stessi rappresentanti sindacali. In breve l’annuncio è diventato di pubblico dominio, commentato sui social, con rabbia e disperazione dagli stessi operai per primi e dai loro familiari.

I licenziamenti, già da mercoledì 12 aprile, dopo l’incontro con la proprietà dei sindacati, erano stati ipotizzati nella misura del 20-25 per cento, praticament, fra le 40 e le 60 unità della fabbrica. Invece la comunicazione ufficiale di ieri è stata ben peggiore di quanto preannunciato.

Accuse. Comprensibile la rabbia dei lavoratori che, ancora una volta, accusano sindacati, partiti, amministrazioni comunali ed Unione dei comuni di «avere assistito alla vicenda da semplici spettatori - scrivono in una lettera - annunciando progetti miliardari per il territorio, senza accorgersi che lo stesso gli stava franando sotto i piedi».

“Cani sciolti”. Frecciate pesanti anche per il consiglio comunale di Tempio i «cui rappresentanti tutti - dicono gli operai, che si definiscono “cani sciolti e disperati, nella loro lettera - si sono limitati ad una raffica di comunicati con mille proposte di interventi, preferendo poi tacere, per dedicarsi alle inaugurazioni e alle loro aride diatribe».

Non meno pesanti le critiche alle forze politiche locali, elencate minuziosamente

sigla per sigla e nome per nome, «desaparecidos della politica - scrivono gli operai - e della vita sociale. Incuranti di quanto avviene attorno alle loro beghe partitiche, pronti a ripresentarsi non appena all’orizzonte si prospetta l’apertura delle urne».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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