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E nascono i tappeti con il nome Aga Khan

E nascono i tappeti con il nome Aga Khan

Il museo di Samugheo gli dedica un’intera collezione dopo aver ricevuto una donazione

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OLBIA. Una via, a Porto Cervo. Un granito, a Priatu. Una collezione di tappeti, a Samugheo. Il ritorno dell’Aga Khan. In attesa di quello da molti auspicato in Costa Smeralda - magari per la gestione del porto - l’Aga Khan incassa omaggi, anche insoliti.

Per esempio, la via a Porto Cervo. Il comune di Arzachena, con le amministrazioni precedenti, aveva avviato la pratica e, sfruttando una deroga alla legge, gli ha intitolato, con lui ancora in vita, la via del porto. Ora, se uno naviga su Google Maps, trova che quella stra si chiama via Karim Aga Khan, appunto.

La cava, poi. La famiglia Ratti commercializza un particolare tipo di gran ito, estratto a Priatu, con il suo nome: Karim, così, semplicemente, come tutti gli italiani lo chiamao sin dalla fine degli anni Cinquanta. Perché quando ancora non aveva fondato la Costa Smeralda ed era “solo” il giovane capo spirituale degli ismailiti, l’Aga Khan in Italia era di casa. Non solo perché la nonna paterna era italiana: Teresa Magliano, ballerina, torinese. Non solo perché il padre Aly era nato appunto a Torino e di Torino, da piccolo, parlava anche il dialetto. Ma anche perché l’Aga Khan, che l’italiano lo parlava anche prima di sbarcare in Gallura, passava molto tempo nel Belpaese. In vacanza, scalzo, a Portofino. Con la tuta da sciatore nelle montagne piemontesi. Come turista a Milano. O come acquirente di Maserati - una fatta appositamente per lui - a Modena.

Con il suo nome e cognome, infine, a Samugheo l’hanno celebrato in grandissimo stile. Le tessitrici e gli artigiani, nella mostra Tessingiu, curata dal Murats, hanno messo su una collezione, di lino, lana e cotone, che porta il suo nome. Sulle opere c’è scritto “K.Aga Khan”. Un omaggio in risposta al dono che l’Aga Khan ha fatto al museo, da lui visitato nell’estate del 2015, e che doveva restare riservato. A Samugheo, è comprensibile, hanno voluto sdebitarsi, anche pubblicamente. (g.pi.)

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