Processo alluvione, i furbetti della graduatoria  finiscono in tribunale

Nove persone accusate di truffa e falso nella compilazione delle richieste di risarcimento 

OLBIA. Per accaparrarsi qualche punteggio in più e salire in graduatoria con lo scopo di poter beneficiare dei risarcimenti del Comune, avevano forzato la mano nella compilazione della documentazione. C’è chi aveva dichiarato di aver avuto la casa danneggiata, chi, di avere disabili in famiglia. Ma le verifiche successive eseguite dalla polizia locale avevano dimostrato che ciò che era stato dichiarato era falso.

Si è aperto nel tribunale di Tempio, davanti al giudice monocratico Marco Contu, il processo per i risarcimenti per l’alluvione del 18 novembre 2013, il primo di uno dei vari fascicoli aperti sul fronte degli indennizzi per i danni subiti dai cittadini dal ciclone Cleopatra. Nove gli olbiesi finiti a processo. Devono rispondere di falso ideologico, falso materiale e truffa. Secondo l’accusa avrebbero dichiarato il falso per avere maggiori punteggi nella graduatoria che era stata predisposta dal Comune e poter così avere il diritto di ottenere i contributi.

Attraverso i loro legali, dovranno difendersi dai reati contestati Younis Muhammad, Vincenzo Carta, Franco Putzu, Shaobei Hu, Maria Luigia Biddau, Kezheng Zhang, Gerolamo Fiori, Paolo Garau e Giuseppe Lutzu. Secondo il capo d’imputazione, gran parte di loro hanno dichiarato nella compilazione della documentazione, di avere all’interno della propria famiglia persone affette da invalidità superiore al 75 per cento, o anziani ultrasettantacinquenni, o ancora, persone con disabilità.

Tutti criteri che attribuivano agli alluvionati maggiori punteggi. Dichiarazioni risultate però false in seguito agli accertamenti eseguiti dalla polizia locale. A qualche imputato, l’accusa contesta anche di aver beneficiato della consegna di beni materiali, dagli arredi agli elettrodomestici, distribuiti dal Comune agli abitanti

la cui abitazione principale era stata danneggiata dall’alluvione.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Giampaolo Murrighile, Antonietta Calia, Antonio Piras, Stefano Oggiano, Sergio Carta, Eleonora Bianco, Sonia Biddau e Teresa Marrone. (t.s.)
 

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