Indagata l'ex presidente del tribunale di Tempio

Bufera giudiziaria sul presidio giudiziario gallurese: nel mirino la presunta turbativa d’asta legata alla vendita della villa a Baia Sardinia dell’impresario Ragnedda

OLBIA. La bufera giudiziaria soffia senza tregua sul tribunale di Tempio. Nell’inchiesta della Procura di Roma sulla presunta turbativa d’asta legata alla vendita della villa a Baia Sardinia dell’imprenditore Sebastiano Ragnedda, emerge un altro nome eccellente: quello dell’ex presidente del tribunale di Tempio e attuale presidente della Corte d’Appello di Cagliari, Gemma Cucca. Indagata per aver sottoscritto un atto riconoscendolo come proprio. Atto, in realtà, redatto dal giudice dell’esecuzione Alessandro Di Giacomo, indagato dalla procura di Roma per turbativa d’asta e destinatario della misura interdittiva per un anno.

Dagli atti emerge che l’ex presidente del tribunale è stata chiamata dall’allora presidente della Corte d’Appello di Cagliari, Grazia Corradini, a relazionare in merito alle procedure dell’asta sospetta con riferimento all’operato svolto dal giudice dell’esecuzione Di Giacomo. Nella relazione riservata, inviata alla Corradini il 26 agosto 2016, come riportato nell’ordinanza del gip Giulia Proto, Gemma Cucca scrive «che tutto si è svolto nel rispetto della legge».

Dagli atti emerge che l’ex presidente del tribunale è stata chiamata dall’allora presidente della Corte d’Appello di Cagliari, Grazia Corradini, a relazionare in merito alle procedure dell’asta sospetta con riferimento all’operato svolto dal giudice dell’esecuzione Di Giacomo. Nella relazione riservata, inviata alla Corradini il 26 agosto 2016, come riportato nell’ordinanza del gip Giulia Proto, Gemma Cucca scrive «che tutto si è svolto nel rispetto della legge».

Nessuna anomalia viene rilevata dall’allora presidente del tribunale. Ma secondo l’accusa, quello a firma della Cucca, sarebbe un atto in realtà redatto dalla stesso giudice di cui avrebbe dovuto controllare l’operato. In pratica, la presidente avrebbe preso per buona la relazione del magistrato sottoposto a verifica. Secondo l’accusa, l’ex presidente del tribunale Gemma Cucca non avrebbe ottemperato all’esercizio delle sue funzioni di vigilanza attribuendo, di fatto, tale esercizio alla stessa persona la vigilare. Questo, secondo quanto contenuto negli atti d’inchiesta, riportati all’interno dell’ordinanza del gip sul giudice Alessandro Di Giacomo. Un altro nome eccellente si aggiunge a quelli già noti nell’inchiesta sulle presunte aste pilotate su cui da un anno ha acceso i riflettori la procura romana, con l’inchiesta del pubblico ministero Stefano Rocco Fava. Lo stesso titolare dell’inchiesta che nel dicembre 2016 portò all’arresto con l’accusa di corruzione in atti giudiziari, il giudice Vincenzo Cristiano.

Da allora, per il tribunale di Tempio non c’è stata più pace. Un mese fa, il secondo colpo assestato al palazzo di giustizia dalla procura romana, con cinque magistrati – il giudice Alessandro Di Giacomo, l’ex presidente del tribunale di Tempio Francesco Mazzaroppi, la figlia Chiara e il marito Andrea Schirra e il giudice Elisabetta

Carta –, due avvocati, Giuliano Frau e Tomasina Amadori, e il perito Ermanno Giua, tutti indagati per turbativa d’asta per aver favorito l’aggiudicazione ai coniugi Mazzaroppi-Schirra della villa di Ragnedda, venduta a un prezzo inferiore a quello reale, con un abbattimento del 25 per cento.

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