Non solo mare e ambiente: ora Tavolara scopre la storia

Il ritrovamento dell’insediamento etrusco ha suscitato curiosità in tutta Italia. Navone: «Pronti a discutere su una nuova campagna di scavi a Spalmatore»

OLBIA. La notizia ha avuto lo stesso effetto di un bombardamento mediatico studiato a tavolino. Invece no. Ha fatto tutto il destino: una delle più importanti scoperte archeologiche degli ultimi tempi in uno dei luoghi più belli del Mediterraneo. Tavolara si è così facilmente ritrovata di colpo al centro delle cronache regionali e anche nazionali. Dell’insediamento etrusco individuato alle spalle della spiaggia di Spalmatore ne hanno parlato tutti. Tanto che la Soprintendenza, dopo aver annunciato la scoperta attraverso un semplice comunicato, si è trovata costretta a convocare pure una conferenza stampa. Tavolara probabilmente continuerà a essere famosa soprattutto per il suo mare e per quel suo originale status di montagna in mezzo all’acqua. Ma una cosa è certa: dopo la rivelazione degli archeologi qualcosa è cambiato anche nell’immaginario comune. Probabilmente, da ora in poi, chi sbarcherà su Tavolara vorrà saperne di più anche della sua lunga e affascinante storia.

Augusto Navone
Augusto Navone


Tavolara superstar. C’è da dire che la storia di Tavolara è sempre stata particolarmente ricca. Ma la scoperta delle tracce di un insediamento della cultura villanoviana, proveniente dall’Etruria, rende adesso l’isola olbiese un posto più unico che raro. «Beh, prima d’ora non era stato mai scoperto un insediamento villanoviano in Sardegna – commenta Augusto Navone, il direttore dell’Area marina protetta –. Ora invece è stato scoperto. Ed è successo a Tavolara. A parte l’entusiasmo, è stata una gran bella pubblicità, per l’isola ma anche per il resto del territorio. Per noi sono stati dei giorni particolarmente intensi, siamo stati contattati da numerosi media. Tutto questo, ovviamente, ci carica di nuove responsabilità».

Tra storia e ambiente. L’Area marina di Tavolara è nata per preservare l’arcipelago al largo delle coste galluresi e fa dell’educazione e della salvaguardia ambientale due dei suoi punti cardine. E difficilmente cambierà connotazione. «Non potremo di certo trasformarci in un parco archeologico, perché l’Area marina è altro. È anche una questione di legge – spiega Navone –. Inoltre ci sarebbe anche poco da vedere, perché dell’insediamento villanoviano sono state trovate alcune fragili tracce. Ma in ogni caso, questo, lo deciderebbe la Soprintendenza». Allo stesso tempo, comunque, l’Area marina protetta continuerà a fare ciò che non ha mai smesso di fare: raccontare la storia dell’isola, dal neolitico a oggi.

«Durante le nostre attività abbiamo sempre raccontato ai visitatori la straordinaria storia di Tavolara – dice Augusto Navone –. E continueremo a farlo. Anzi, dopo quest’ultima scoperta avremo qualcosa di ancora più interessante da dire». L’Area marina, per esempio, ha già tolto il pannello informativo che si trovava sul sentiero di Spalmatore. Presto ne sarà installato un altro, aggiornato al ritrovamento annunciato la scorsa settimana. Invece entro l’anno sarà terminato il percorso dei forni della calce, che accompagnerà i visitatori alla scoperta di un altro pezzo di storia sicuramente meno conosciuto.

Nuovi scavi? Certo, l’Area marina si occupa fondamentalmente di altro. Ma il merito della scoperta a Spalmatore è innanzitutto suo. Gli scavi, che avevano interessato Tavolara ma anche l’isoletta di Proratora, dove era stato trovato un insediamento romano, erano stati infatti finanziati dalla stessa Area marina, che aveva anche garantito un importante sostegno logistico. «Può darsi che possa servire una nuova campagna di scavi per approfondire la questione – dice Navone –. Noi in ogni caso siamo qui, siamo pronti a discuterne e a valutare qualsiasi idea».
 

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