Olbia, giù i ponti delle Ferrovie: c’è l’accordo col Comune

Rfi demolirà le interferenze giudicate pericolose dal Pai in caso di alluvione. Ritirato il ricorso al Tar contro l’ordinanza di Nizzi che intimava la demolizione

OLBIA. L’accordo concluso tra Rete ferroviaria italiana e Comune di Olbia ha trovato il suo sigillo davanti al Tar e ora l’amministrazione Nizzi potrà procedere senza intoppi giudiziari alla demolizione dei ponti lungo i canali di Olbia, considerati una delle principali cause degli effetti devastanti provocati dalle alluvioni sulla città. Il tribunale amministrativo regionale si è pronunciato dopo che il sindaco Settimo Nizzi aveva siglato l’intesa che metteva fine al contenzioso giudiziario e scandiva le fasi del cronoprogramma delle opere.

Nell’udienza dello scorso 27 dicembre Rfi aveva chiesto il ritiro degli atti con i quali aveva chiesto l’annullamento dell’ordinanza del luglio 2016, con la quale Nizzi aveva ordinato a Rete Ferroviaria italiana S.p.a. di “procedere senza ulteriori indugi ad avviare tutte le procedure finalizzate alla demolizione e ricostruzione degli attraversamenti ferroviari, con ultimazione entro 180 giorni, in conformità e nel rispetto delle indicazioni che saranno fornite dalla competente Agenzia del Distretto ldrografico della Regione Sardegna e dei parametri idraulici previsti dallo studio di Variante al PAl”, oltre al “Quadro delle opere di mitigazione del rischio idraulico: che era stato approvato definitivamente con deliberazione del Comitato dell'Autorità di bacino della Sardegna, al fine di eliminare le “interferenze idrauliche”.

I ponti. Il Comune aveva quindi già rimesso nel cassetto l’ordinanza, in attesa della pronuncia del Tar, che è arrivata, facendo cessare la materia del contendere per la decisione di Rfi di rinunciare al ricorso. Sono nove i ponti ferroviari da abbattere, in base al piano Mancini di mitigazione del rischio idraulico. Il programma prevedeva il completamento delle verifiche idrauliche su tutti i ponti e la progettazione degli attraversamenti sul Siligheddu e sul Tannaule. Il Comune di Olbia ha invece già provveduto alla demolizione della rampa che costeggiava il Bruno Nespoli e che passava sopra la foce del rio Siligheddu. Demolizione che rientrava nel Piano per la mitigazione del rischio idrogeologico. Sono comunque numerosi, 19 per la precisione, i ponti-tappo che saranno prima o poi abbattuti e in alcuni casi ricostruiti.

Lo scontro. La decisione del Tar chiude definitivamente lo scontro che era nato dopo che Nizzi aveva ordinato la demolizione dei ponti ferroviari sui canali, con Rfi che aveva risposto presentando un ricorso al Tar. Le opere di demolizione, primo passo previsto dal Piano di mitigazione del rischio idraulico, sono giudicate indispensabili per proteggere la città da nuovi disastri e hanno già avuto il via libera. I ponti e i sottopassi da demolire, in base allo studio del Piano Mancini, sono diciannove. Uno, il ponte di via Vittorio Veneto, è già stato abbattuto e ricostruito. Quello del Nespoli è stato demolito.

Gli altri sono suddivisi in base al fiume che li attraversa. Sul Siligheddu sono cinque. Il ponte di via Tre Venezie, quello di via Monte a Telti sul rio Sa Ua niedda. Si procederà anche alla demolizione della rampa di collegamento della 127 con via Imperia e la demolizione e ricostruzione del ponte su via Roma. Sul Rio San Nicola ricadono i ponti di via D’Annunzio e il canale Zozò. Quattro ponti nel mirino: con la demolizione e la ricostruzione della passerella pedonale di via Galvani; la costruzione del ponte

di via Figoni; la demolizione e ricostruzione dei ponti in via Spensatello e via Petta. Sul Rio Gaddhuresu quelli di via Santa Chiara e Sant’Elena, oltre al sottopasso ferroviario di via Amba Alagi e i ponti di via Vittorio Veneto, Stromboli, Edison, Tienanmen e San Leonardo.
 

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