integrazione 

I migranti studiano al De André

Sono 18 i ragazzi stranieri che frequentano i corsi del liceo artistico

TEMPIO. Sono 18 i ragazzi stranieri che frequentano attualmente i corsi del liceo artistico. Per il secondo anno consecutivo, facendo fronte a non poche difficoltà e onorando un impegno che nobilita l’offerta formativa della scuola, il liceo De André ha aperto le porte ai giovani migranti che vivono nei centri della Gallura. Lo ha fatto grazie anche ad un progetto del Cif che da diversi anni propone nel territorio un corso di Italiano L2 rivolto principalmente alle donne migranti, attraverso il progetto «Leggere, scrivere, comunicare». Quest’anno, però, si è reso necessario un cambiamento dei destinatari, e i beneficiari del progetto sono così diventati i ragazzi che provengono da diverse regioni dell’Africa, tutti con una difficile storia di vita alle spalle. Per loro la scuola è il medium indispensabile per favorire l’integrazione. «Se la lingua è madre – dichiara la professoressa Valentina Balata, specializzata nell’insegnamento dell’Italiano come lingua seconda – insegnarla a dei ragazzi migranti non accompagnati significa costruire uno spazio di cura, attenzione, ascolto e affetti che si scoprono legati a parole, immagini e gesti». La scuola ha naturalmente in dotazione un proprio Protocollo di Accoglienza. È stato redatto proprio per sostenere il processo di inserimento scolastico degli studenti stranieri attraverso l’elaborazione di piani didattici personalizzati, la programmazione di momenti di interculturalità all’interno della scuola, l’ideazione nel territorio di occasioni di scambio e incontro tra culture. Con il progetto denominato «Legami» e, quindi con risorse ministeriali, sono stati invece realizzati il sostegno linguistico e psicologico e l’attività di mediazione interculturale. Quello che hanno seguito è un percorso che li ha portati alla scoperta delle parole, ma anche delle regole del vivere insieme. Dal laboratorio musicale con il quale è terminato il corso è poi scaturito un momento di riflessione collettiva. Ne è venuta fuori la storia di un viaggio lungo e difficile. «Partenza, strada, dolore, sogni, futuro – dichiara Valentina Balata – hanno adesso un altro sapore. Un significato ulteriore costruito
insieme. Da questi significati è nata una canzone, il cui testo è stato scritto a partire dalle riflessioni condotte in classe». Un testo difficile da cantare perché è un rap in italiano, ma il desiderio di raccontarsi è stato tale da far superare pure queste difficoltà. (g.pu.)

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