L'avvertimento di Mancini: «Sbagliato bloccare il Piano, Olbia è a rischio»

Il docente commenta l’ok del Consiglio comunale allo studio Technital: «Dietro il mio lavoro un team di esperti e tecnici comunali» 

OLBIA. Il Piano anti-alluvione che porta il suo nome è stato vivisezionato per due ore e mezzo in Consiglio comunale. Per essere poi etichettato come sbagliato e inefficace. E venire rottamato con il voto dalla maggioranza in favore del Piano Nizzi. Marco Mancini, professore ordinario al Politecnico di Milano, difende il progetto per mettere in sicurezza la città nato nel 2014, approvato dall’Autorità di bacino e finanziato dal Governo con 120 milioni di euro. Con precisione da tecnico replica alle accuse e dice la sua sulla scelta di bloccare l’iter del suo lavoro.



Scelta sbagliata. «Credo sia una scelta sbagliata – dice –. Perché il Piano mancini è stato un lavoro partito dall’analisi dei fatti avvenuti, individuando cause ed effetti, e proponendo una soluzione articolata e affidabile dopo il confronto di più soluzioni. La sua bontà mi sembra venga riconosciuta anche nel nuovo studio che ne adotta di fatto i valori di progetto e molte soluzioni delle sistemazioni urbane. Il Piano Mancini è stato analizzato nel dettaglio e in modo istituzionale dai tanti tecnici degli uffici della Regione e da quelli del Comune. E ha permesso di sviluppare il successivo progetto del Comune che è stato lo strumento tecnico con il quale la città ha ricevuto il finanziamento. Interrompere la procedura di messa in sicurezza della città per una soluzione che ha i notevoli problemi della galleria scolmatore, con in più quelle delle vasche di laminazioni mi lascia perplesso. E continua a lasciare Olbia esposta a un rischi elevatissimo».

Le vasche di via Nervi. Simone Venturini, l’ingegnere della società Technital che ha trasformato in studio di fattibilità la proposta Nizzi, ha demolito la scelte delle vasche di laminazione in via Nervi. Sbagliata la posizione, pericolose e non utilizzabili per l’agricoltura. «Le vasche rispettano tutte una serie di condizioni e norme tecniche che si insegnano regolarmente nelle nostre università – replica Mancini –. Non fanno altro che regolare il riempimento di un’area che oggi già avviene ma in modo disordinato. Inoltre il loro funzionamento, progettato per eventi che si verificano mediamente ogni 50 anni, permette di mantenere l’utilizzo agricolo e di pascolo. La loro demonizzazione, fatta facendole passare per opere che acuiscono la gravità di un evento di piena invece di ridurlo, è una cosa grave. È come dire che si rinunci alla casa per timore che ci cada in testa. Per evitare questa eventualità e fugare questa paura, la norma nazionale e regionale, prevede che la sicurezza degli argini perimetrali delle casse sia affrontata con un grado di approfondimento pari a quello delle dighe. Con analisi e verifiche tipiche di un invaso di acqua permanente. Queste attività sono in corso e sotto l’attento controllo della Regione».

Settimo Nizzi e Marco Mancini durante...
Settimo Nizzi e Marco Mancini durante un incontro al museo archeologico


Acqua dentro la città. La principale critica mossa dalla Technital al Piano Mancini è la ridotta portata di acqua laminata. Il 70% entrerebbe comunque a Olbia. «L’idea di usare le vasche in modo sinergico all’adeguamento del San Nicola e del rio Seligheddu permette di far smaltire a questi ultimi la portata di piena fino a quella limite detta cinquantennale. E alle vasche la portata fino a 200 anni, così da raggiungere quel livello di sicurezza previsto dalle regole del Distretto Idrografico e che tra l'altro svincola le aree oggi inondabili. E questo con allargamenti dei due corsi d’acqua compatibili con l’assetto urbanistico odierno della città in cui gli aspetti della sicurezza idraulica sono stati da tempo sacrificati e i cui problemi risalgono al 1979. I tanto vituperati allargamenti derivano dal ripristinare condizioni di sicurezza dopo anni di trascuratezza e dall’osservanza delle regole sui franchi idraulici cui anche le sistemazioni della soluzione Nizzi dovranno sottostare. Questa scelta sinergica è una delle soluzioni principali del Piano Mancini 2014, esaminata, discussa e approvata dall’Autorità di Distretto. Si basa sul concetto generale che nella sistemazioni idrauliche è sempre meglio ripristinare le vecchie vie d’acqua, rispettando le pendenze naturali della piana e dei corsi d'acqua piuttosto che creane artificialmente delle nuove come nel caso del canale scolmatore».

Nessun muraglione. Mancini smentisce anche la presenza nel Piano di muri altri due metri lungo il san Nicola. «In via Galvani è previsto un muro di un metro, pari all’altezza dell’attuale recinzione», precisa il professore.

Conti degli espropri. Secondo la Technital, dal costo totale degli espropri mancherebbero 18milioni di euro. «Il valore degli espropri è stato valutato direttamente dalla struttura comunale. In particolare quelli delle vasche secondo i valori di terreno agricolo come da Piano di Governo del territorio. Sebbene espropriate le aree verranno rese disponibili agli attuali proprietari vista la rarità di allagamento».

Lavoro di squadra. Mancini sottolinea poi come dietro il Piano che porta il suo nome ci sia un team stellato. «Il progetto definitivo oggetto di critiche strumentali fu uno sforzo enorme che l’ufficio tecnico del Comune svolse con spirito di servizio su richiesta della Regione. Con risorse e tempi limitati per dotare Olbia di un progetto che, sviluppando il piano Mancini, rispondesse ai requisiti per accedere al bando nazionale di finanziamento. La sua redazione coinvolse tante competenze multidisciplinari supportate da professionalità della Sardegna che ben conoscevano i luoghi e i problemi della città».

Professore gentleman. Alla richiesta di smontare il Piano Nizzi pezzo per pezzo, come fatto con il suo, Mancini risponde. «Faccio il professore di ingegneria. Nella mia carriera ho sempre studiato i processi idrologici per capire come interagiscono con i territori urbanizzati e le opere idrauliche per migliorare progettazione e sicurezza. Un modo di lavorare per cui ho ricevuto riscontri nazionali e internazionali. Con questo spirito ho lavorato per Olbia, in scienza e coscienza. Non mi si chieda di fare il chirurgo o il macellaio. Non è il mio mestiere».
 

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