Vita in mezzo alla strada in città è allarme povertà

Non cala il numero dei senzatetto: tra i 60 e gli 80 durante il periodo invernale Il lavoro di Libere energie tra assistenza e pasti caldi. Il sogno del centro diurno

OLBIA. L’ombra è un posto particolarmente vasto. Durante l’inverno ci vivono in ottanta, durante l’estate i numeri sfuggono a qualsiasi statistica. Sono quasi tutti uomini. Il 40 per cento è composto da italiani. Ci sono quelli che decidono di spendere un paio di euro per passare la notte tra le lenzuola pulite del dormitorio. E poi ci sono quelli che vivono direttamente in mezzo alla strada, sui sedili polverosi di vecchie auto scassate oppure dentro case e palazzine semi distrutte, avvolti in una coperta lercia per smorzare il freddo della notte. Qualche volta arriva lo sgombero della polizia locale. Loro raccolgono pentole e cuscini e si incamminano alla ricerca di altri angoli dimenticati da trasformare in tuguri. Il fenomeno dei senzatetto è sempre allarmante. Ed è per questo che l’associazione Libere energie ha deciso di intensificare le sue attività. Dopo otto anni la onlus ha anche una sede tutta sua. Si trova in via Galvani ed è un posto messo a disposizione da alcuni benefattori.

Il fenomeno. Il presidente dell’associazione Libere energie è Ginetto Mattana, volontario nel dna. Di lui i senzatetto si fidano. «La situazione è sempre molto critica – spiega Mattana –. Il numero dei senza fissa dimora oscilla sempre tra 60 e 80, almeno durante l’inverno. Alcuni passano la notte al dormitorio di via Canova, in media sono una quindicina. Nella casa famiglia, sempre in via Canova, vivono in 25. Tutti gli altri, invece, per strada. Nelle case abbandonate del centro, ma anche nelle zone di periferia». In crescita il numero degli italiani. «Sì, ormai il 40 per cento è composto da loro – continua Mattana –. Il resto sono soprattutto nordafricani e persone dell’est europeo. Molti di loro hanno problemi di alcol o di tossicodipendenza, ma sono tanti anche quelli che sono finiti in mezzo alla strada perché rimasti senza lavoro o senza un posto dove vivere. La situazione, comunque, peggiora durante la stagione estiva, quando in troppi arrivano qui sperando di trovare un lavoro. Spesso affittano degli appartamenti, dove magari ci dormono in venti».

Servizio a metà. I volontari della onlus fanno un po’ di tutto: prestano ascolto, offrono servizi di accompagnamento, distribuiscono coperte, kit per l’igiene e pasti caldi. Ma non basta. «L’assistenzialismo non dovrebbe esistere – afferma Mattana –. Noi mettiamo in campo certe azioni perché al momento non si può fare altro. Da anni,
per esempio, chiediamo che venga presa in considerazione l’idea di un centro diurno. Un posto dove organizzare anche percorsi di reinserimento sociale e lavorativo e percorsi per imparare a gestire i soldi, per far scoprire loro cosa vuol dire fare i conti con l’economia domestica».

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