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Air Italy, tecnici trasferiti ora arrivano le dimissioni

Meridiana Maintenance, 25 lavoratori a Milano Malpensa. Ma c’è chi dice no I Cobas: «Costretti a lasciare l’azienda». I sindacati confederali all’attacco

OLBIA. La preoccupazione ormai si taglia a fette. Già da un paio di mesi Air Italy ha deciso di trasferire a Milano Malpensa venticinque tecnici di Meridiana Maintenance di base all’aeroporto Costa Smeralda. Trasferimenti che dovrebbero scattare ad agosto. Naturalmente per i lavoratori, che da sempre operano a Olbia e che in città hanno casa e famiglia, tutto questo diventa quasi impossibile. Per questo i sindacati sono sul piede di guerra. I Cobas attaccano l’azienda e denunciano anche le prime dimissioni dei lavoratori, impossibilitati ad andare a lavorare a Malpensa, dove Air Italy sta concentrando quasi tutto il suo sviluppo. Contro l’azienda anche Cgil, Cisl, Uil e Ugl, che criticano inoltre la proposta avanzata da Air Italy in maniera individuale a ogni lavoratore. E cioè questa: concentrare il lavoro a Malpensa in quattro giorni, per dare poi la possibilità ai tecnici di tornare in Gallura.

L’attacco dei Cobas. I sindacalisti di Cobas lavoro privato lo dicono chiaro e tondo: «Il piano di Meridiana di effettuare licenziamenti uscendone pulita è riuscito, “aiutata” nel silenzio più totale dalla politica locale, regionale e dei sindacati confederali firmatari di un accordo quadro mai rispettato». Poi la denuncia. «Diversi dei tecnici oggetto del trasferimento hanno rassegnato le dimissioni dall'azienda e probabilmente ne seguiranno altri – si legge in una nota –. Purtroppo le condizioni proposte non avrebbero permesso ai colleghi di cambiare drasticamente la loro vita e di affrontare la nuova avventura in maniera decorosa. Il vice presidente Rigotti ha detto che i tecnici devono spostarsi dove c'è il lavoro. Ma non è del tutto vero: perché il lavoro viene dato ad Atitech a Napoli, invece di effettuare a Olbia le manutenzioni degli aeroplani? Per coprire gli scali esterni bisognerebbe assumere nuovi tecnici e non mandarli via indebolendo la base d’armamento. Se invece si vuole delocalizzare tutto in favore di Malpensa lo si dica senza subdoli sotterfugi».

I sindacati confederali. L’azienda ha proposto ai lavoratori (a titolo individuale e volontario) di operare a Malpensa per 4 giorni consecutivi con turni di 11 ore e mezza giornalieri, seguiti da altri 4 giorni non lavorativi. Ma Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Ta, che già avevano detto no ai trasferimenti, non ci stanno. «La disciplina dei rapporti di lavoro, seppur pattuita individualmente,
è fissata in regole certe dalla contrattazione collettiva di primo livello – scrivono i sindacati in un documento –. Diffidiamo l’azienda da voler procedere con simili atti unilaterali, ai sensi della disciplina di settore, e attiviamo la fase delle procedure di raffreddamento».

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