Blitz antidroga, trema mezza Gallura

Oggi e domani l’interrogatorio di garanzia dei 17 arrestati. Nelle intercettazioni un lungo elenco di consumatori 

OLBIA. «Allora, se capita qualcosa, sempre di agnelli e di formaggio, eh!...Tanto siamo controllati...». Salvatore Baltolu invita il fratello Lucio alla prudenza, dicendogli di parlare al telefono sempre di formaggio o di agnelli, esortandolo pure a pulire il cofano della macchina perché «c’è la puzza di...proprio la puzza di questo». Cioè della droga, secondo la Procura di Sassari. Che, l’altro ieri ha sgominato una banda strutturata dedita alla produzione, coltivazione, traffico, detenzione e cessione di ingenti quantità di sostanze stupefacenti.

L’accusa. Una fornitura a cascata con produzione nelle vallate galluresi, tra Monti e Berchidda, dove sono state sequestrate due piantagioni di marijuana tra le più vaste mai scoperte nell’isola. Droga smerciata in città e in Costa Smeralda attraverso una catena di cessioni: lungo l’elenco dei consumatori racchiuso nell’ordinanza del gip. 17 le misure cautelari eseguite dai carabinieri disposte dal gip del tribunale di Sassari Giancosimo Mura su richiesta del sostituto procuratore Cristina Carunchio: 7 ai domiciliari e 10 in carcere, tra i quali i fratelli Lucio e Salvatore Baltolu, 57 e 58 anni, di Alà dei Sardi, ritenuti dagli investigatori al vertice dell’organizzazione (Lucio Baltolu si trova già in carcere a Uta per traffico di droga e armi), insieme a Gesuino Zarra, 66 anni, di Buddusò ma residente ad Olbia, allevatore.

Gli interrogatori. Oggi e domani nel tribunale di Sassari si terranno gli interrogatori. A rimanere intrappolati nella rete delle intercettazioni, soprattutto allevatori, commercianti e camerieri, in gran parte residenti ad Olbia. I difensori affilano le armi e in molti annunciano fin d’ora che faranno appello al Riesame contro la misura, come il difensore di Mirko Deiana, l’avvocato Mario Perticarà. Il linguaggio agro pastorale utilizzato dagli indagati nelle loro conversazioni ritenuto dalla Procura criptico, è invece, secondo la difesa del tutto normale per chi lavora nel settore dell’allevamento e dell’agricoltura.

La difesa. «Il mio assistito è titolare di una grande azienda agricola, ritengo, quindi, non sia affatto sospetto o riconducibile a una condotta criminale l’utilizzo di espressioni come formaggio, vigne o fieno. Se questo è il dato inquisitorio, ci rassicura», dice l’avvocato Giampaolo Murrighile, difensore di Gesuino Zarra, oltre che di Lucio Baltolu. «Contestiamo la ricostruzione della Procura e siamo convinti di poter dimostrare che nessuna attività di spaccio o di cessione a terzi sia stata effettuata», aggiunge l’avvocato Antonello Desini, difensore di Dusan Petrovic e della sorella Natascia. «L’accusa si basa su intercettazioni, ci sono solo indizi ma non elementi di prova» dice l’avvocato Luca Tamponi, difensore dei fratelli Marco e Massimiliano Castelletta, commercianti nel settore del mobilificio.

A Bancali, oltre ai fratelli Baltolu e a Zarra, sono finiti, Quirico Antonio Bacciu, 29 anni, ozierese residente a Buddusò, commerciante; Fortunato Helton Davoli, 38, residente a Olbia; Mirko Deiana, 33, di Olbia; Antonello Melis, 43, originario di Lanusei, residente a Loiri Porto San Paolo, vigile del fuoco; Bachisio Montesu, 47, di Orune, residente a Monti, allevatore; Dusan Petrovic, 29, residente a Olbia, cameriere; Luigi Usai, 41, di Alà, commerciante.

Ai domiciliari, invece, sono finiti: Giovanni Canu, 40, di Buddusò, commerciante; Marco Castelletta, 29, di Borgomanero ma residente a Olbia, commerciante; Massimiliano Castelletta, 34, di Borgomanero, residente a Olbia,
commerciante; Antonio Sebastiano Corsi, 59, di Nuoro; Oscar Raffaele Garau, 54, di Iglesias, residente a Santa Teresa di Gallura, skipper; Gabriele Mascia, 60, originario di Cagliari, residente a Nuoro, commerciante; Natascia Petrovic, 30, nata a Bari e residente a Olbia, cameriera.

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