Droga, il capo della banda in silenzio davanti al gip

Sono cominciati ieri gli interrogatori di garanzia per i 17 arrestati dai carabinieri Lucio Baltolu, già in carcere a Uta, si è avvalso della facoltà di non rispondere

OLBIA. Il primo ad essere interrogato tra le 17 persone raggiunte dalle misure cautelari in carcere e ai domiciliari è stato lui, Lucio Baltolu, 57 anni, di Alà dei Sardi. Ma l’uomo, assistito dall’avvocato Giampaolo Murrighile, si è avvalso della facoltà di non rispondere. «Voglio essere sentito dal pubblico ministero che ha svolto le indagini», ha detto al gip di Cagliari che l’ha sentito in rogatoria, essendo Baltolu rinchiuso nel carcere di Uta per un’altra vicenda, con l’accusa di traffico di droga e armi. Insieme al fratello Salvatore, assistito dagli avvocati Sergio Milia e Lorenzo Galisai, e a Gesuino Zarra, 66 anni di Buddusò, residente ad Olbia, allevatore, anche lui difeso dall’avvocato Murrighile, è ritenuto dalla Procura di Sassari al vertice della banda sgominata qualche giorno fa, dai carabinieri dedita alla produzione, coltivazione, traffico, detenzione e cessione di ingenti quantità di sostanze stupefacenti. «Il mio assistito si ritiene totalmente estraneo alla vicenda e chiede di essere sentito dal pubblico ministero Cristina Carunchio che ha condotto le indagini», dice l’avvocato Murrighile.

Sono fissati invece per oggi nel tribunale di Sassari gli interrogatori di garanzia per tutti gli altri arrestati nel blitz in gran parte olbiesi o residenti in città. L’indagine, partita dallo stralcio di un altro procedimento relativo all’omicidio di Pietro Nieddu ucciso nell’aprile 2017 ad Alà dal compaesano Antonio Baltolu, figlio di Salvatore e nipote di Lucio, aveva portato tra agosto e settembre 2017 al sequestro di due piantagioni di marijuana nelle campagne tra Monti e Berchidda tra le più vaste mai scoperte nell’isola. In quell’occasione, i primi due arresti. Poi, il blitz con l’esecuzione di 17 misure cautelari, 7 ai domiciliari e 10 in carcere.

«Un gruppo solido con affari soprattutto in Gallura e in Costa Smeralda, capace di muovere rilevanti quantità di droga destinata
soprattutto ai giovani», hanno spiegato gli investigatori. Droga che veniva smerciata attraverso una catena di cessioni. Numerosi i consumatori intercettati che si rivolgevano ai loro fornitori, i cui nomi sono racchiusi nell’ordinanza del gip del tribunale di Sassari, Giancosimo Mura.

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