Il sindaco va avanti da solo e tira bordate alla Aisoni

Ancora nessun nome dopo il ritiro di tutte le deleghe all’interno della giunta E sulle candidature regionali è sempre più rovente la polemica con l’assessora

TEMPIO. Andrea Biancareddu, uomo solo al comando , non perde la sua grinta e anche ieri, a fine mattinata, nell’ormai quotidiano incontro con la stampa, si lascia andare ad una serie di dure considerazioni di carattere politico. «Oggi - ha ribadito il sindaco, che continua visionare ogni singolo settore -, ho dato ordine ai dirigenti di seguire tutti i progetti in itinere, di qualunque natura essi siano e senza nessun rallentamento. Questa mattina, assieme ai responsabili, per esempio, abbiamo parlato di Abbanoa e della nuova caserma dei carabinieri che merita un discorso a sé stante. Devo dire comunque, a vanto dei dipendenti, che l’intera macchina sta funzionando a dovere. Un lato positivo di questo momento - dice ironicamente Biancareddu -, è che in questa mia solitudine non bisticcio con alcuno».

Nella sua analisi politica del momento, Biancareddu riparla di candidature alle regionali. «Da anni - dice - predichiamo la necessità che per le regionali i voti vengano concentrati per il territorio e per la città su pochissimi nomi. Cosa che purtroppo finora non è avvenuta, a tutto favore di altri centri più grossi. Se a questa manchevolezza si aggiunge poi che qualcuno, senza alcuna coerenza con la sua conclamata “tempiesità” pensa che oltre ai candidati di Tempio se ne possa aggiungere anche qualche altro di Olbia, regalandogli, per esempio, 170 voti, la frittata è fatta. Succede così che i 4,043 voti presi dal sottoscritto alle ultime regionali, vengano vanificati dai 170 inutili voti tempiesi procacciati per un olbiese».

Il riferimento senza veli è al vicesindaco Anna Paola Aisoni, che nelle regionali del 2014 si era schierata apertis verbis, per un candidato di Olbia. «La scelta - ricorda Biancareddu -, creò polemiche ancora irrisolte». Secondo il sindaco «la stella polare per la scelta dei candidati, invece, è la necessità che il territorio esprima qualcuno, (di qualsivoglia parte politica), determinato, capace e potenzialmente eleggibile. Sarebbe perciò auspicabile che le candidature nascessero
dal basso con assemblee popolari di cittadini liberi di spogliarsi del loro credo politico e che scelgano negli interessi della citta e del territorio e non sulle ambizioni dei singoli». Nessun cenno, infine, alle deleghe ancora in pectore per la soluzione della crisi.



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