Terrata 2, l’Europa dice no alla confisca

Secondo la Corte di Strasburgo l’autorità italiana ha violato il diritto di proprietà. I difensori: «Inascoltati per 20 anni»

GOLFO ARANCI. Niente confisca se non è preceduta da una condanna penale. E siccome per la presunta lottizzazione abusiva di Terrata 2 non c’è stato né un processo, né tantomeno una condanna ma il reato è estinto per prescrizione, la confisca del villaggio turistico con le sue oltre 80 villette, non poteva essere eseguita. Così ha deciso, con una sentenza inappellabile, la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo. La Grande Chambre ha stabilito che le autorità italiane non avrebbero dovuto procedere con la confisca in assenza della condanna dei responsabili: per i giudici è stato violato il diritto di proprietà. L’Italia ora dovrà recepire e applicare la decisione di Strasburgo e riparare alla violazione. Per Terrata 2 la fine di uno sfiancante braccio di ferro con l’autorità giudiziaria fatto di sequestri, dissequestri, ricorsi e controricorsi, culminati con lo sgombero, nell’aprile 2016, delle villette a schiera, tuttora con i sigilli alle porte, “restituite” a quello che la sentenza della Corte di Cassazione ha riconosciuto come il proprietario degli immobili: il Comune.

La confisca era stata decisa dal tribunale di Tempio Pausania e confermata dalla Corte di Cassazione.

Cosa accadrà ora, in che modo la presidenza del Consiglio riparerà alla violazione sancita da Strasburgo, resta ancora da capire. Di sicuro, la decisione della Corte dei diritti dell’uomo getta luce su una confisca duramente contrastata fino all’ultimo, da una parte dalla Rita Sarda srl che negli anni ’90 realizzò il villaggio, e dall’altra, dai proprietari di quelle villette che, dopo anni di lotte, si sono viste portare via le case. La notizia ha ridato a tutti la speranza di poter rientrare presto nelle loro abitazioni.

La sentenza letta ieri dai giudici riguarda il ricorso presentato anni fa dalla Rita Sarda srl, attraverso l’avvocato Giuseppe Lavitola del Foro di Roma. Stesso ricorso, per il quale si attende ancora la sentenza, era stato presentato successivamente anche dai proprietari delle case di Terrata 2 rappresentati dall’avvocato Benedetto Ballero.

«In mancanza di una condanna per il reato urbanistico, la Corte dei diritti dell’uomo ha ritenuto la confisca contraria alla Convenzione, in particolare per violazione del diritto di proprietà e del principio nulla poena sine lege – spiega l’avvocato Lavitola – Per riparare alla violazione ci sarà un tentativo di conciliazione tra la presidenza del Consiglio e la parte che ha subito il danno».

«Per vent’anni siamo rimasti inascoltati – incalza con soddisfazione l’avvocato Benedetto Ballero – La decisione di Strasburgo rimarca quello che abbiamo sempre sostenuto. Un principio che era già stato definito dalla Corte europea nel caso Varvara e che sia la Cassazione che la Corte costituzionale avevano ritenuto non direttamente applicabile perché non risultava univoca la decisione della Corte. Ora, c’è la decisione
della Grande Chambre, che è l’ organo ultimo e inappellabile. Bisogna ricordare che i proprietari delle case sono del tutto estranei al processo. Chiederemo un’accelerazione della fissazione del nostro ricorso, nel caso non venisse ritenuto efficace anche per i proprietari delle case».

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