Tavolara, cernie a rischio: un appello ai fotografi sub

Gli appassionati di immersioni al servizio della scienza nell’area marina protetta. La pesca oltre ogni limite minaccia la specie in pericolo: identificati 81 esemplari 

OLBIA. I sub al servizio della scienza per salvaguardare le risorse ittiche presenti nell’Area marina protetta di Tavolara. È il senso del progetto “Tavolara Lab” basato sulla identificazione video fotografica delle specie in pericolo. A cominciare dalla cernia e dal suo meraviglioso e vulnerabile mondo sottomarino, minacciato dalla pesca oltre ogni limite.

Nasce da un principio di tutela, nel pieno della “mission” dell’Area marina protetta, il progetto “Riconosci la cernia”, presentato nei giorni scorsi a Porto San Paolo. Una iniziativa che si accompagna alla tesi di ricerca della dottoranda Elena Desiderà che, con l’ausilio dell’Amp di Tavolara, sta conducendo una importante analisi all’interno di un lavoro scientifico che punta a monitorare la presenza e il numero di cernie brune presenti d’estate nello spazio dell’Amp, allo scopo di garantire efficaci misure di tutela della specie, in pericolo a causa del sovra sfruttamento della pesca. È una delle linee di azione all’interno del programma di Tavolara Lab (sostenuto e finanziato dal ministero dell’Ambiente), nel quale il cittadino, turista, appassionato di mare, diventa strumento volontario di un lavoro scientifico attraverso la propria azione: in questo caso le immersioni subacquee. Il progetto prevede infatti il coinvolgimento dei fotografi subacquei, chiamati proprio a condividere le foto e i video che documentano le cernie presenti nell’Area marina.

La cernia bruna è una delle principali specie carismatiche delle aree marine protette del Mediterraneo, di particolare interesse per il turismo subacqueo. Per tutta la stagione estiva 2018, da ora fino a settembre, saranno contattati i centri di immersione autorizzati dall’Amp e i loro clienti, coinvolgendo i sub nel censimento della specie. Poi queste immagini potranno essere inserite nel database della ricercatrice, dalla cui analisi si stabilirà l’identificazione dei singoli esemplari di cernia bruna.

«Nell’Area marina protetta di Tavolara Capo Coda Cavallo ho identificato 86 tipi di cernie: 81 presenti nella Secca del Papa e 5 a Molarotto – spiega Elena Desiderà – un database fotografico ci ha consentito di sviluppare un software di riconoscimento automatico delle cernie attraverso l’individuazione delle differenze naturali e permanenti delle macchie cefaliche, paragonabili all’impronta digitale umana». I sub dovranno contribuire alla raccolta di foto e informazioni che arricchiscano il database per il riconoscimento. I risultati serviranno per stimare l’abbondanza della popolazione, la fedeltà al sito, i comportamenti, l’individuazione di siti dove avvengano le aggregazioni riproduttive. Quindi l’identificazione individuale consentirà di stimare il numero delle cernie presenti nei siti d’immersione, oltre che evidenziare eventuali fenomeni di migrazione che potrebbero supportare la formazione di nuove aggregazioni riproduttive».

«Il progetto ha un altissimo valore per il territorio – ha sottolineato Francesco Lai, sindaco di Loiri Porto San Paolo – La cernia è la principale specie ittica presente nell’Area marina e questa iniziativa ribadisce l’importanza del pesce nel suo valore simbolico e reale, una risorsa che dipende dalle azioni di tutela messe in campo dall’Amp».

“Riconosci la cernia” è anche un progetto che si inserisce a pieno titolo nella logica del cittadino al servizio della scienza, con l’obiettivo di partecipare alla salvaguardia dell’ambiente marino. Un principio etico e rivoluzionario alla base di Tavolara Lab.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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