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Tentato omicidio sentiti in aula gli investigatori

LOIRI PORTO SAN PAOLO. «Il giorno dopo l’esplosione della fucilata, Salvatore Fideli indicò Mario Decandia come la persona con cui la mattina prima aveva avuto una discussione». Quel diverbio,...

LOIRI PORTO SAN PAOLO. «Il giorno dopo l’esplosione della fucilata, Salvatore Fideli indicò Mario Decandia come la persona con cui la mattina prima aveva avuto una discussione». Quel diverbio, secondo la Procura, sarebbe all’origine del tentato omicidio ai danni di Fideli. È proseguito ieri con l’esame dei due carabinieri che si occuparono delle indagini, il processo davanti al tribunale collegiale a carico dell’85enne Mario Decandia, accusato di aver esploso, la sera del 16 ottobre 2016, un colpo di fucile contro Salvatore Fideli, 63 anni, storico fondatore della discoteca Ripping di San Teodoro, mentre era seduto a tavola a cenare, nella sua casa, in località "Lu pecorili", tra Azzanì e Porto San Paolo. Solo per caso, la fucilata non lo colpì: la rosa di pallettoni era stata deviata da una borchia metallica della serratura della porta, conficcandosi nella parete, a breve distanza dall’uomo. Il movente, stando all’ipotesi accusatoria, sarebbe legato a dissidi tra i due per
questioni di caccia: Fideli avrebbe negato a Decandia di passare nei suoi terreni. L’anziano capocaccia si è sempre proclamato innocente, sostenendo di essere a una cena quella sera. L’uomo è difeso dall’avvocato Giampaolo Murrighile. Il processo proseguirà il 19 settembre. (t.s.)

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