All'esame di terza media con una tesina in sardo

La Caletta di Siniscola, Angelo Piras discute con i professori anche in francese. E spiega: «Davanti alla commissione ho cantato a boghe sola a s'orunesa»

SINISCOLA. «Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri. Cosicché essere colto, essere filosofo lo può chiunque voglia». È con questa citazione di Antonio Gramsci che il giovane Angelo Piras ha presentato la sua tesina all'esame di terza media. Un lavoro, il suo, su "La Sardegna dalla politica al folklore" discusso ampiamente in sardo davanti alla commissione, entusiasta, del plesso di La Caletta (facente parte del comprensivo "Bernardini" presieduto dal dirigente Carlo Orrù).

La presenza in abito tradizionale è stata soltanto un dettaglio in quanto è stata la lingua veicolare a dare forma e sostanza alla sessione. Augusto Secchi, Educazione artistica, è stato il primo docente a porre le domande in sardo al ragazzo. E non poteva essere altrimenti. Da tempo, durante le lezioni, Secchi utilizza spesso la lingua sarda per esporre i concetti della sua materia. «Lo faccio in maniera del tutto volontaria - ha affermato - perché penso che la scuola abbia un ruolo fondamentale. Ma penso anche che i ragazzi debbano apprendere questo bagaglio culturale nelle proprie case, perché non è normale che su una trentina di ragazzi soltanto tre abbiano una competenza attiva». Battaglia, quella del sardo a scuola, condivisa dai genitori dello studente, Giuseppe Piras e Ines Caria.

«Speriamo - queste le loro parole - che il piccolo esempio di Angelo serva ad altri ragazzi. Noi ci siamo battuti sin dai primi anni delle elementari affinché i nostri figli potessero, cosi come stabilito dalla legge 26, poter parlare in lingua sarda. Per questo l'idea di questa tesina è stata da noi appoggiata e il titolo, seppure scelto da un ragazzino di appena 13 anni, rispecchia esattamente la nostra situazione culturale». L'elaborato? È lo stesso Angelo a parlarne. In sardo, naturalmente. «Ho fatto un lavoro che collega l'opera di Gramsci con gli altri aspetti della cultura sarda. L'intera classe che ho frequentato (la IIIA di La Caletta, ndc) è rimasta colpita da uno spettacolo teatrale proposto a Nuoro da Bocheteatro inerente alla figura del rivoluzionario sardo. Il suo pensiero politico lo possiamo anche vedere riprodotto nei murales di Orgosolo, altra questione da me analizzata nel lavoro finale». Un lavoro multidisciplinare che ha toccato diversi aspetti. «Ho iniziato ad esporlo in francese - ha aggiunto Angelo - ma poi, sollecitato dal prof Secchi, ho proseguito in sardo. Ho utilizzato anche l'italiano, specialmente per le domande postemi dal prof Roberto Silenzi, di educazione fisica. Ma, in riferimento alla ginnastica, mi sono esibito proponendo un ballo sardo. Ho anche cantato, a boghe sola, unu dillu a s'orunesa».

Il ragazzo, che porta il nome del nonno Caria, una delle figure di spicco dell'indipendentismo contemporaneo, un'idea sul suo

futuro già ce l'ha. «Proseguirò alle magistrali di Nuoro, voglio fare il professore e insegnerò in sardo». Questi i docenti del Consiglio della IIIA: Graziella Canu, Ivana Soddu, Nevina Pisanu, Maria Teresa De Paola, Paola Pau, Sonia Soru, Lucia Mele e Giovanna Sedda oltre a Secchi e Silenzi.

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