Lingua sarda, manca il gallurese: un coro di no alla legge regionale

Amministratori locali e rappresentanti delle consulte riuniti in consiglio comunale ad Arzachena. L’accusa: «Il testo unificato offende dignità e autonomia dell’idioma identitario della nostra terra»

ARZACHENA. Contestano la recente legge regionale che non riconosce nell'idioma ufficiale dell'isola il gallurese, così come il sassarese, catalano e tabarchino. Riuniti in assemblea generale nella seduta consiliare ad Arzachena, i sindaci della Gallura ribadiscono il loro no al testo unificato per la disciplina della politica linguistica regionale. Attraverso un documento che dovrà essere deliberato anche dalla massima assise cittadina di ogni comune coinvolto, chiedono una politica di tutela chiara e attenta della lingua identitaria. Il loro impegno, insieme ai rappresentanti delle consulte e accademie del territorio, è quello di riuscire a far approvare una nuova legge che tuteli tutte le lingue sarde, non solo il logodurese e il campidanese.

Al loro fianco anche i consiglieri regionali di maggioranza Giuseppe Meloni, Pd, e Pierfranco Zanchetta, Upc, presenti nella sala consiliare in piazza Segni insieme a Giuseppe Fasolino, nella doppia veste di sindaco e consigliere regionale di minoranza (Fi). I tre politici galluresi avevano votato contro la legge regionale sul bilinguismo.

«Contestiamo la legge della politica linguistica regionale perché è anticostituzionale e va nella direzione opposta alla democrazia linguistica e delle convenzioni internazionali – dichiara il sindaco Roberto Ragnedda -. Con un colpo di spugna sono stati cancellati valori identitari e sociali di diverse comunità. Da Arzachena parte un messaggio chiaro diretto a Cagliari: occorre modificare una legge anacronistica per dare dignità a tutte le lingue». Sono presenti all'incontro, tra gli altri, sindaci e amministratori comunali di Palau, Santa Teresa Gallura, Aglientu, Luras, Aggius, Luogosanto, Tempio, Berchidda, Loiri e Golfo Aranci. Assenti le minoranze consiliari di Arzachena.

«La lingua è l'identità più sentita di un popolo – commenta il capogruppo di maggioranza Mario Russu -. Non accettiamo il concetto che la lingua sarda, citata nelle norme nazionali di tutela delle minoranze linguistiche storiche coincida solo con il logudorese e campidanese, senza rispettare i principi di democrazia delle altre lingue». Il coordinamento politico permanente dei sindaci dell'ex Provincia del nord Sardegna è allargato a organismi culturali. «La volontà è unanime – afferma il presidente della Consulta intercomunale della Gallura, Piero Bardanzellu -. Ora si è compiuto un passo in avanti verso l'obiettivo finale: ottenere la rivisitazione di una legge regionale che offende dignità e autonomia della lingua gallurese.

Sì a un plurilinguismo che riconosca il diritto agli abitanti di esprimersi come hanno sempre fatto, non con un decreto imposto». Incalza il presidente dell'Accademia della lingua gallurese, Mario Scampuddu: «È una legge colonialista. Andava presa come esempio la lingua polinomica corsa».

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