Porto Cervo Marina, licenziato il vertice

Passata al setaccio la gestione dei posti barca. A casa il direttore e due collaboratori, reintegrato in servizio il nostromo

PORTO CERVO. Ancora bufera sulle banchine dorate di Porto Cervo, proprio nel bel mezzo della stagione turistica. Smeralda holding e Igy Marinas hanno chiuso l’inchiesta interna sulla gestione del porto turistico e decapitato la direzione della Porto Cervo Marina. Licenziati per giusta causa il direttore (Michele Azara) e due collaboratori amministrativi (Salvatore Sini e Maria Teresa Chelo); reintegrato invece nel servizio e con le stesse mansioni di prima lo storico nostromo Dorino Firinaiu che è già tornato al suo lavoro tra gli ormeggiatori in banchina. Tutti e quattro erano stati sospesi dal servizio due mesi fa in seguito all’indagine interna scattata sui conti della Porto Cervo Marina: una giungla di ammanchi di cassa, posti barca affittati in nero e fatture irregolari. Adesso l’epilogo, clamoroso, che sicuramente aprirà una lunga fase di ricorsi.

Il provvedimento durissimo è il risultato di un anno di indagini interne condotte dalla Smeralda holding e dalla nuova società di gestione del porto, l’americana Igy Marinas, che hanno passato al setaccio l’amministrazione e la contabilità delle banchine e dei servizi scoprendo una serie di irregolarità. Un colpo al cuore per uno dei porti turistici più importanti del Mediterraneo. L’inchiesta era partita lo scorso mese di agosto dopo una segnalazione giunta alla proprietà che aveva affidato a un’agenzia privata di investigazioni il compito di passare al setaccio l’attività amministrativa in banchina e negli uffici, a cominciare dalla gestione delle prenotazioni e degli ormeggi dei grandi yacht nelle banchine del porto. Al lavoro un gruppo di 007 che avrebbe rilevato una discordanza tra il numero dei posti barca occupati rispetto all’incasso delle fatture. Tanti soldi visto che si tratta di maxi yacht d’estate a Porto Cervo.

Intanto si osserva che il licenziamento è scattato per tre dei quattro dipendenti sospesi. Il nostromo Dorino Firinaiu, il capo degli ormeggiatori in banchina (43 anni a Porto Cervo), infatti, è stato reintegrato in servizio, segno evidente che nei suoi confronti sono cadute le accuse. In pratica, dopo la sospensione cautelare si è aperto per legge un contraddittorio tra il datore di lavoro e i dipendenti che hanno avuto il tempo di presentare le loro osservazioni e di essere sentiti dall’azienda. Firinaiu, assistito dal suo difensore, l’avvocato Giampaolo Murrighile, non facendo parte del gruppo dirigente e non avendo rapporti diretti con la direzione del porto né con gli armatori, ha ribadito la sua estraneità alle accuse e ha convinto la società. Interpellato al telefono, l’avvocato Murrighile non ha voluto rilasciare alcun commento.

È andata decisamente peggio agli altri tre dipendenti sospesi (il direttore Michele Azara, Salvatore
Sini e Maria Teresa Chelo), contro i quali addirittura sarebbe state mosse nuove contestazioni. Per loro, alla fine del procedimento extragiudiziale, è scattato il licenziamento per giusta causa e l’ordine di lasciare immediatamente uffici e alloggi.

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