San Paolo eremita, la lunga marcia dei pellegrini

Nel santuario campestre di Monti il raduno dei fedeli con le bandiere dei Comuni di mezza Sardegna

MONTI. Il plurisecolare santuario di “Santu Paulu ’e Monte” ha rivissuto giovedì una giornata memorabile. Si è rinnovata, con fervore religioso, la festa in onore del primo eremita, che si perpetua sin dalla consacrazione della chiesa campestre del 31 luglio 1348, cioè da 670 anni. Una festa immutata nei secoli, solo religiosa, con la partecipazione devota di migliaia di fedeli, con il corollario delle tradizionali bancarelle.

Così come accorrevano, in passato, per sciogliere un voto, per impetrare una grazia o averla ottenuta, ancor oggi, con spirito inalterato, il rito si perpetua. Al santuario, prima ci si arrivava a cavallo e sui carri trainati da buoi, oggi con ogni tipo di mezzo. Si omaggia il santo, si partecipa alla messa, infine, si trova un luogo appartato per consumare in famiglia o fra amici il banchetto. L’atavica devozione per “Santu Paulu ’e Monte”, rinomato per i miracoli avvenuti per sua intercessione, rimane ancor oggi salda e fervida, punto di riferimento per tantissime comunità parrocchiane: una straordinaria differenza di culture, un mare di umanità: galluresi, baroniesi, barbaricini, logudoresi riuniti attorno all’eremita.

Simbolo della grande venerazione che lega il devoto al santo è la bandiera. Così come in passato era, e rimane, l’orgoglio delle famiglie a cui appartengono. Quest’anno presenti i gonfaloni dei comuni di Alà dei Sardi, Berchidda, Budoni, Buddusò, Calangianus, Golfo Aranci, Lodè, Loiri Porto San Paolo, Monti, Olbia, Orgosolo, Oschiri, Ozieri, Padru, Sant’Antonio di Gallura, Siniscola e Telti. In rappresentanza della Regione, l’assessore all’Agricoltura Pierluigi Caria, per la Camera dei deputati, Pietro Pittalis. Un’adesione così numerosa che l’amministrazione comunale di Monti ha voluto contraccambiare con un gesto simbolico. Il rito religioso è stato preceduto dalla processione attorno al santuario, con il simulacro portato a spalle a turno dai vari sindaci, poi la messa, in una chiesa troppo piccola per contenere la folla, presieduta dal vescovo di Ozieri, Corrado Melis, e concelebrata da una decina di sacerdoti, a cominciare dal parroco don Pierluigi Sini. Mons Melis, nell’omelia,
ripercorrendo la vita di Paolo, ha posto l’accento sulle diversità materiali e spirituali fra il santo “Solus cum Deo solo” e quella che conduciamo oggi, incoraggiando i presenti ad accogliere, con fiducia, coloro che, spinti dalle vicissitudini, arrivano da lontano. (g.m.)

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