Bimbo annegato in piscina, il titolare: "La retina del bocchettone era rotta"

Inchiesta della Procura di Nuoro sulla tragedia avvenuta a Orosei nel residence dove lavorava la mamma del piccolo

OROSEI. Sarà l'inchiesta della Procura di Nuoro a far luce sulla tragedia avvenuta ieri 2 settembre nella piscina di un residence a Orosei, dove è morto un bambino di sette anni di Irgoli, Richard Mulas, rimasto incastrato con la manina in uno dei bocchettoni della piscina. Si indaga per omicidio colposo.

Richard Mulas
Richard Mulas

La sostituta procuratrice Ilaria Bradamante, titolare dell'inchiesta, dovrebbe conferire l'incarico al medico legale dell'ospedale San Francesco di Nuoro per l'autopsia sul corpo del piccolo.

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Sopralluogo. Ieri la pm, insieme al capitano dei carabinieri della compagnia di Siniscola Andrea Leacche, ha eseguito un primo sopralluogo nel residence e messo sotto sequestro la piscina. Mancano testimoni oculari del momento esatto in cui il piccolo Richard Mulas avrebbe infilato una mano nel bocchettone della piscina del residence dove stava lavorando la mamma,  rimanendo così intrappolato sul fondo della vasca: attimi fatali per il bambino di 7 anni, morto annegato nonostante i medici del 118 abbiano tentato per più di un'ora di rianimarlo.

La piscina. Diverse le ipotesi sul perchè Richard abbia messo la mano nella bocchetta di aspirazione del sistema di filtraggio della piscina: la più probabile è che il bimbo cercasse di recuperare una palla o un giocattolo con cui si stava divertendo in acqua. La piscina dove il piccolo Richard Mulas è annegato non era controllata da un bagnino perchè le sue dimensioni e la profondità, un metro e 20, non lo avrebbero richiesto, in base alla normativa, la presenza di un servizio di salvataggio. Un aspetto che la Procura di Nuoro sta ora verificando. La piscina è condivisa da due strutture ricettive: il Rifugio di proprietà di un cittadino svizzero e Gli Ulivi di cui è titolare un cittadino di Orosei.

Lo scarico. E' certo che la retina di protezione dello scarico sul fondo della piscina fosse rotta. Lo ha detto, in un'intervista al Tg regionale della Rai Sardegna, Sergio Appeddu, il titolare della struttura ricettiva teatro della tragedia. «Ce ne siamo accorti due o tre giorni fa - ha raccontato il gestore - Ma non pensavamo fosse un problema: bisognava proprio andare a cercare il pericolo. Non è possibile venire risucchiati mentre ci si passa davanti. C'è un buco di 40 cm e la mano di un adulto lì non ci entra». «Lo scarico di fondo lo utilizziamo una volta all'anno per scaricare la piscina. L'aspirazione, invece, avviene in alto se la piscina ha skimmer - ha proseguito il gestore parlando con il Tg3 regionale - Il bambino era sicuro, era bravo a nuotare e si è fidato nell'andare a cercare dentro questo buchetto».

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La Garante dell'infanzia. Preoccupazione per i recenti fatti di cronaca in cui so stati coinvolti dei minori è stata espressa dalla Garante per l'infanzia e l'adolescenza della Sardegna, Grazia Maria De Matteis. «L'ultimo in ordine di tempo la morte per annegamento del bimbo a Orosei che - afferma la garante - richiama tutti ad una riflessione sulla necessità di assicurare strumenti di tutela e di salvaguardia per l'incolumità dei più piccoli. Lasciando alla magistratura l'accertamento di eventuali responsabilità, ricordo che il dovere di tutela deve esprimersi anche in scelte normative che costruiscano una rete di reale protezione nei luoghi di maggiore pericolo», conclude Grazia Maria De Matteis.

Normative. «La Sardegna non ha una legge specifica sulle piscine nelle strutture ricettive, la materia è regolata da un accordo Stato-Regioni del 2003 che doveva essere recepito a livello regionale. Ma nell'Isola non è mai accaduto». Lo spiega all'Ansa il presidente di Federalberghi, Paolo Manca, in merito alla tragedia del bimbo. «Abbiamo già avviato interlocuzioni con le associazioni dei costruttori delle piscine e - annuncia - siamo ponti a fare la nostra parte per sanare questo vuoto normativo. Occorrerà avere delle direttive che chiariscano una norma che oggi è vaga». Nell'intesa Stato-Regioni viene precisato che «l'assistenza ai bagnanti deve essere assicurata durante tutto l'orario di funzionamento della piscina» e che «l'assistente bagnanti abilitato alle operazioni di salvataggio e di primo soccorso vigila ai fini della sicurezza, sulle attività che si svolgono in vasca e negli spazi perimetrali intorno alla vasca. In ogni piscina dovrà essere assicurata la presenza continua di assistenti bagnanti». «Le Regioni che hanno regolato la materia hanno imposto l'obbligo dell'assistente alla balneazione a seconda dei metri quadrati della piscina e della profondità - sottolinea Manca - Questo non esenta i proprietari delle piscine private ad uso collettivo di mettere in atto tutte le azioni a tutela degli utilizzatori, non ultima una adeguata informazione». Il presidente di Federalbeghi precisa che «le moderne piscine, di fatto, sono più sicure, hanno bocchettoni con aspirazione in alto e lo scarico di fondo a caduta»

Il dolore dei familiari
Il dolore dei familiari

Lutto cittadino. Intanto è shock a Irgoli, il paese della Baronia dove il piccolo Richard viveva insieme al padre e alla madre ecuadorena - che stava lavorando nel residence dove è successa la tragedia - e alla sorella. Il sindaco ha sospeso tutte le manifestazioni e proclamato il lutto cittadino. «È una tragedia troppo grande, le parole, quando si tratta di un bimbo così piccolo, non servono, c'è solo dolore. Ho annullato tutte le manifestazioni in programma per l'estate irgolese: nessuno dopo la morte del piccolo Richard qui si sente di fare festa».

Tutti in paese conoscevano il piccolo, che quest'anno avrebbe dovuto frequentare la seconda elementare. Il padre del bambino, Tottore Mulas, meccanico, è molto attivo a Irgoli con i gruppi folkloristici: accompagna i balli con la chitarra. «È una tragedia che in un paese di mille e 300 anime ha colpito tutti - spiega il primo cittadino - In questo momento non possiamo fare altro che stringerci attorno alla famiglia».

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