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Cottarelli e il Paese che non cresce

Cottarelli e il Paese che non cresce

Porto Cervo, incontro con l’economista ospite del Consorzio Costa Smeralda

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PORTO CERVO. Se mai fosse nato, solido e stabile, un ipotetico governo Cottarelli avrebbe avuto al primo punto del suo programma il contenimento della burocrazia, tarlo che divora l’economia italiana e che allontana gli investitori stranieri. Non da solo, naturalmente, semmai insieme all’evasione fiscale, alla corruzione, alla lentezza della giustizia, al crollo demografico, al divario tra Nord e Sud, alla difficile convivenza con l’euro. Sono “I sette peccati capitali dell’economia italiana”, recente saggio dell’economista Carlo Cottarelli, pubblicato da Feltrinelli. Cottarelli ha presentato il suo libro (insieme ai giornalisti Marco Bittau della Nuova Sardegna e Mario Cabasino, presidente del Corecom Sardegna) lunedì sera nell’affollata piazzetta di Porto Cervo. Appuntamento di grande prestigio per la rassegna letteraria organizzata dal Consorzio Costa Smeralda e curata da Luigi Puddu. Saggio profondo e di facile lettura nonostante tratti argomenti ostici, “I sette peccati capitali” attraversa temi centrali della politica economica e dell’attualità quotidiana. E Carlo Cottarelli non si tira indietro: analizza fatti e propone soluzioni. Adombra timori, in qualche caso, perché la recessione economica fa sempre paura. E non si smentisce, facendo fede all’immagine di “uomo di rigore” che ha sempre avuto come economista (già commissario del governo per la revisione della spesa pubblica, oggi direttore dell’Osservatorio sulla spesa pubblica all’Università Cattolica di Milano). Già, il rigore e il controllo della spesa per evitare il rischio-default. «Ma a tutti e a me per primo piacerebbe ridurre le tasse – dice – ma poi si deve fare i conti con un Paese che da vent’anni non cresce, e quando cresce è sempre meno degli altri Paesi».

Dove, per crescere si intende la produttività e il reddito pro capite, non certo il debito. In fondo, quella di Cottarelli è una ricetta semplice, da buon padre di famiglia. E non caso proprio la gestione della famiglia ricorre spesso tra i i suoi esempi semplificatori di teorie complesse. Un po’ come l’elementare “non spendere più di quanto si guadagna”.

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