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Gallura in trincea: stop ai trasferimenti Air Italy

Lavoratori e politici uniti: «L’azienda vuole abbandonare la città, ci opponiamo». Pressing sul M5s per un incontro al Mise 

OLBIA. La trincea si scava nell’aula del consiglio comunale. Dentro ci sono tutti. Lavoratori, sindaci, Regione, sindacati, parlamentari. Il messaggio contro i trasferimenti a Malpensa suona forte e chiaro. Dopo ore di interventi, applausi e attacchi al cuore di Air Italy, il consiglio comunale aperto, convocato in occasione dello sciopero di 4 ore, partorisce un documento sottoscritto da tutti. È un pressing su dirigenza e Governo. In sostanza, si chiede all’azienda di sospendere il trasferimento dei 51 lavoratori di terra da Olbia a Malpensa che scatterà il primo ottobre. Una moratoria per favorire nel frattempo un confronto nel corso di un nuovo incontro al Mise, che si spera venga convocato al più presto. Un documento che, tra l’altro, impegna partiti, sindaci e organizzazioni di tutta l’isola a sostenere la battaglia dei lavoratori, nell’ottica di una lotta che vada oltre i singoli dipendenti e che punti a difendere la centralità della Gallura nel futuro di Air Italy targata Qatar. Perché chiunque è convinto che il trasferimento dei 51 dipendenti del centro operativo non sia altro che un «capriccio», un modo per tastare il terreno in vista di un progressivo abbandono di Olbia con ulteriori trasferimenti che potrebbero toccare altri settori. Come quello degli assistenti di volo, per i quali si vocifera di una quarantina di potenziali trasferimenti. Nelle scorse settimane a lasciare Olbia erano stati 18 tecnici di Maintenance.

Sciopero e unità. Lo sciopero di 4 ore è stato proclamato da Filt–Cgil, Fit–Cisl, Uiltrasporti e Ugl Ta. La mattina comincia davanti alla sede Air Italy con un sit–in dei lavoratori. Poi tutti a Poltu Quadu, per partecipare alla seduta del consiglio comunale aperto, dove la Gallura si è ritrovata unita per gridare a gran voce il no allo smantellamento della sede di Olbia.

Politica contro. Ad aprire l’incontro il sindaco di Olbia Settimo Nizzi: «Questo è un punto di non ritorno, Air Italy deve restare qui». A chiudere l’incontro, invece, l’ex parlamentare del Pd Gian Piero Scanu, che è stato applaudito ancor prima di prendere la parola. E questo per via del suo recente duro attacco al vicepresidente di Air Italy Marco Rigotti, manager che si è guadagnato più di una critica nel corso della mattinata. Ed è proprio Scanu che alla fine invita tutti a sottoscrivere un documento per chiedere all’azienda di sospendere i trasferimenti: «A Roma devono sapere che i sardi la pensano così, che sono contro queste decisioni». Presente Carlo Careddu, assessore regionale ai Trasporti, da mesi in trincea accanto ai lavoratori: «I 51 trasferimenti sono deportazioni, non si può soprassedere. Noi contrastiamo tutto ciò». Praticamente tutti sulla stessa linea anche i consiglieri regionali Giuseppe Fasolino (Fi), Giuseppe Meloni (Pd), Pierfranco Zanchetta (Upc) e Giovanni Satta (Psd’Az). Piena solidarietà anche da parte di Emiliano Deiana, presidente dell’Anci Sardegna, mentre Antonio Satta, sindaco di Padru e segretario Upc, chiede di interpellare l’Aga Khan, visto che detiene il 51% del capitale.

Pressing sul Governo. Il deputato M5s Nardo Marino parla di «capriccio immotivato» da parte di Air Italy. Allo stesso tempo, però, Marino viene più volte invitato a diventare il portavoce della protesta a Roma e a sollecitare il Governo a convocare un incontro
al Mise, dove il ministro è Luigi Di Maio. E questo dopo che l’incontro di luglio, senza ministri né sottosegretari, si era chiuso con un nulla di fatto. Il timore di molti, in aula, è che la Lega nord, alleata del M5s, abbia poco interesse nel salvare Olbia a discapito di Malpensa.

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