Il tribunale di Tempio cade a pezzi: in arrivo 250mila euro

Già finanziato il rifacimento di facciata e bagni. Altri 130mila euro per gli arredi Dal 13 novembre al 4 dicembre verifica degli ispettori ministeriali negli uffici

TEMPIO. La facciata che si sgretola, la pioggia che filtra dal soffitto, i bagni fuori uso e gli arredi sbilenchi e fuori norma, vecchi di venticinque anni. Il palazzo di giustizia di Tempio cade a pezzi. L’ingresso transennato ormai da mesi non lascia spazio a interpretazioni. Ma non è solo l’edificio ad accusare problemi. Nell’attività di controllo, verifica, riorganizzazione e programmazione del lavoro portato avanti in questi mesi dal presidente del tribunale Giuseppe Magliulo, sono sbucati scatoloni con fascicoli non evasi, e poi sentenze di merito (condanna o assoluzione) alle quali non è stata data esecuzione, decreti penali da emettere, così come è emersa l’inattendibilità dei registri informatici che indicavano 12mila false pendenze penali, mentre in realtà risultano essere 8mila. Occorre, dunque, provvedere all’aggiornamento dei registri informatici, operazione indispensabile per poter programmare il lavoro di uffici e cancellerie

L’ispezione. Il presidente del tribunale ha sollecitato la visita degli ispettori del ministero della Giustizia per una verifica accurata sul funzionamento degli uffici giudiziari galluresi: saranno a Tempio dal 13 novembre e 4 dicembre e l’ispezione riguarderà anche la Procura.

La struttura e gli arredi. Il ministero ha già disposto la copertura finanziaria per il rifacimento della facciata: 200mila euro. Si attende la gara d’appalto europea. Su 16 bagni, nel palazzo di giustizia tempiese, ne funzionano solo quattro. I servizi igienici saranno rifatti. A disposizione, ci sono 50mila euro. Saranno rinnovati, infine, gli arredi degli uffici: l’ultima fornitura risale a ben 25 anni fa. Delegato per la gara d’appalto è lo stesso presidente Magliulo. Il finanziamento è di 130mila euro. È possibile che i nuovi acquisti arrivino a destinazione entro l’anno. È stata poi reperita un’area per i parcheggi per i dipendenti e richiesto (finora non era stato fatto) il certificato anticendi.

Le inadempienze. I numeri parlano di una situazione fuori controllo. A cominciare dalle 1500 sentenze di condanna o assoluzione (a partire dal 2013), non eseguite. Ciò significa ritrovarsi a scontare pene detentive per fatti compiuti tanti anni fa. A questi si aggiungono quasi 5mila decreti penali di condanna non emessi (a partire dal 2011). Tra i vari casi, c’è quello dei 15 fascicoli penali pendenti da 4,
5 anni, per i quali non è stato emesso il decreto di rinvio a giudizio dopo la celebrazione dell’udienza preliminare. Altissima, infine, la percentuale di prescrizioni, pari al 50 per cento in primo grado. Processi morti prima di nascere con denegata giustizia per le parti offese.

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