Oggi davanti al gip lo skipper di Aggius accusato di stupro

Era stato denunciato dalla sua ex, una donna di Aglientu Interrogatorio di garanzia in una cella del carcere di Nuchis

TEMPIO. Massimiliano Pintus, 42 anni, domiciliato ad Aggius ma residente per buona parte dell’anno a Olbia, dove lavorava come skipper, verrà sottoposto oggi in carcere, dal gip Andrea Pastori, all’interrogatorio di garanzia. L’uomo (difeso dall’avvocato Alberto Sechi) è stato arrestato nella notte fra il 30 e il 31 di ottobre dai carabinieri della stazione di Aglientu per violenza sessuale su una donna del paese, con cui aveva avuto una relazione. Ma già nel 2017 era stato condannato per stalking nei confronti di un’altra donna di Arzachena pesantemente offesa tramite Facebook, cui aveva poi incendiato l’auto e la casa per il rifiuto alla sue avance.

L’episodio, ieri, è stato commentato severamente in tutti i settori della società civile e, nel caso specifico, con parole dure anche nei confronti di chi, forse, avrebbe potuto vigilare sulla vita di un uomo con il quale la sorte non è stata benigna. Circostanza che non attenua sicuramente le sue responsabilità. Sulla violenza, con due diversi comunicati, sono intervenute Patrizia Desole presidente del centro antiviolenza Prospettiva Donna e Maria Luisa Sari, che guida il Cif, Centro Italiano Femminile. «L'Associazione - scrive Patrizia Desole - nell'esprimere la propria vicinanza alla donna per quanto accadutole, offre in primo luogo la propria disponibilità, qualora lo volesse, a supportarla sotto ogni profilo. La pericolosità dell’individuo in oggetto era già nota, essendo egli stato condannato, con pena sospesa, per stalking .ai danni di un'altra donna, anch'essa sostenuta dall'associazione. All'epoca l'uomo, davanti al giudice si era dichiarato pentito e bisognoso di aiuto e di attenzione, al punto tale che si perse di vista la donna, lasciata sola a vivere il suo dramma. Le dichiarazioni di scusa e pentimento pronunciate all’epoca ci apparvero inverosimili e oggi, alla luce di quanto si è ripetuto con un’altra vittima, riecheggiano come una beffa atroce. La grave vicenda - dice ancora Patrizia Desole nella sua lunghissima disamina della vicenda di Aglientu -, crea sdegno e preoccupazione e mette in evidenza l'inadeguatezza del nostro sistema giudiziario che consente di accedere a dei riti premiali anche nei casi di reati come questo». «Il ricorso alla violenza e alla sopraffazione - dichiara Maria Luisa Sari presidente del Centro Italiano Femminile -, sono segni di personalità complesse e incapaci di gestire in modo civile i propri rapporti
affettivi e gestire il “rifiuto”. Soprattutto, facendo riferimento al caso specifico è necessaria una “alfabetizzazione sentimentale” da sostenere assieme ad agenzie formative del territorio: scuola, parrocchie, società sportive e società civile. C’è ancora tanto da fa fare».



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